Insieme da settant'anni. Ritornano a stringersi dopo 101 giorni divisi

Guido, 100 anni, e Maria, 93, si ritrovano all'ospizio: "Ti ho portato le camicie nuove"

«Ti ho portato le camicie nuove». Per un carcerato normale sarebbe stata una piccola, piccolissima consolazione, mettersi una camicia nuova che la sua donna gli aveva portato, gustarne il profumo di fresco e di libertà. Poco prima lui aveva detto «sei arrivata», con tanti, tantissimi puntini di sospensione lasciati cadere a terra come perle di una collana, o come grani di un rosario. Per la moglie di un carcerato normale sarebbe stata un'emozione di prammatica (settimanale, mensile o forse più) contarli tutti, fissando il suo uomo occhi negli occhi. Ma qui di normale non c'è nulla. O tutto.

Il carcerato Guido è senza colpe, pur non essendo vittima di un errore giudiziario. Eppure alla sua donna, Maria, hanno impedito di vederlo per 101 giorni. Per il bene di lei, e lo struggimento di entrambi. Perché quel carcere non è un carcere, ma una casa di riposo, che è diventata, come le case di tutti gli italiani nei tre mesi passati, una casa di correzione degli errori altrui.

Guido era entrato in quella casa poco prima che scattasse il lugubre chiavistello del lockdown. Maria avrebbe voluto raggiungerlo, perché dopo 70 anni di matrimonio che li legano indissolubilmente, dove sarebbe andata, se non lì? Invece al castello della Rsa Don Guanella di Milano, Lombardia, Covidlandia, hanno abbassato il ponte levatoio, come nei film di cappa e spada, per difendersi dal Nemico. E lei ne è rimasta fuori. Centouno giorni, uno in più di Napoleone, è durato il «ritorno» alla solitudine. Centouno giorni che a Guido sono pesati sulle fragili spalle più di tutti i suoi cento anni di vita. Perché quella non era vita, lontano da Maria, che ha sette anni meno di lui e chissà dove, come tutte le donne, custodisce una forza che sbriciola le montagne.

L'ha tirata fuori, appena scesa dall'auto con cui l'hanno finalmente riportata dove vuole stare, sul campo per destinazione. Bastone alla mano, mascherina in modalità speranza/fiducia, ha raggiunto l'esiliato/carcerato Guido, seduto in carrozzella, come molti reduci di molte guerre. «Adesso non ci lasceremo mai più», ha detto lui. E quel MAI era scritto tutto maiuscolo, un MAI che vale 70 moltiplicato per due e all'ennesima potenza.

Da vecchi, dicono, si torna bambini. Ma con una differenza: si piange in silenzio, per non dare fastidio, perché si teme sempre di dare fastidio a qualcuno, da vecchi.

Non sanno, i vecchi come Guido e Maria, che le loro lacrime sono rugiada per i giovani, la rugiada del tramonto che diventa rugiada dell'alba. Adesso sono tutti e due al posto giusto, l'anomalia è stata sanata. Il Nemico, dicono, sta battendo in ritirata. Per adesso è lui l'esiliato. Sperando che non faccia come Napoleone, abbracciamo, ma senza stringere troppo forte, Guido e Maria.

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