Guerra in Ucraina

Insulti agli ucraini e alla Brigata ebraica. Ma il corteo di Milano isola gli estremisti

Pure Draghi nel mirino della sinistra radicale. Poi arrivano gli applausi ai resistenti di Kiev

Insulti agli ucraini e alla Brigata ebraica. Ma il corteo di Milano isola gli estremisti

Una donna con la bandiera arcobaleno sulle spalle, una fanatica della «pace», cammina con passo indiavolato e grida «fascisti!». Destinatari della «cortesia» un gruppetto di ucraini. C'è una famiglia: la mamma ha l'aria interdetta, il marito tiene sulle spalle una bimba con le treccine e l'altra figlia per la mano, e finge indifferenza. Venti minuti dopo, la Brigata ebraica sarà fatta oggetto della consueta vergognosa aggressione da parte di centri sociali e antagonisti.

Benvenuti alla manifestazione che celebra la Liberazione a Milano, capitale della Resistenza, in un 25 aprile di guerra e tensioni. Le retrovie del corteo sono un autentico delirio in cui si esibiscono «residuati» ideologici, massimalisti e «sbandati» di ogni risma. «Draghi in Siberia» - si legge in un cartello - «Nato assassina», Pd anche peggio, per non parlare ovviamente delle destre. Fanno il loro esordio le parole d'ordine dei «No vax», che vogliono liberare il Paese dalla «dittatura digitale». La guerra è degli americani a prescindere, e il nuovo nemico è il Pd.

Per ritrovare il nome di Putin su uno striscione bisogna risalire tutto corso Venezia e raggiungere il punto di ritrovo dei giovani riuniti dall'Istituto liberale e dal «Comitato Ventotene». Eccole, le bandiere americane, della Nato e dell'Ucraina. «Né con Putin, né con Putin» sintetizza uno.

Non sono ancora le 15 quando tre o quattro esagitati si avvicinano minacciosi intimando ai ragazzi filo-americani di «farsi il loro corteo». «Fuori dai c...». Poi se ne tornano nel nulla. «U-s-a, U-s-a!», la risposta.

Il corteo è una via di mezzo fra un talk televisivo e un derby calcistico. «Fuori la Nato dall'Italia» urlano i comunisti. «Fuori la Russia dall'Ucraina» rispondono i Radicali pannelliani. È la prima vera edizione post-Covid e in una vigilia dominata da minacce e veti si temevano addirittura scontri, ma i partecipanti sono forse meno numerosi che in passato. Protagonisti indiscutibili colori e canti degli ucraini, bene accolti dal corteo. «Viva la resistenza ucraina» scandiscono loro, instancabili, in gran parte donne, spesso coi bambini, ce n'è uno che segue la mamma in bici. Katia vive in Italia da molti anni e alla fine commenta: «È andata benissimo». E in effetti il cuore della manifestazione sembra battere per Kiev, è una maggioranza silenziosa e civile.

Ma è sinistra è una baraonda. Cartelli, cori e slogan dicono tutto e il suo contrario. Gli stalinisti parteciparono con l'obiettivo prioritario di spedire in un gulag il presidente del Consiglio, in compagnia del leghista Matteo Salvini e soprattutto di Enrico Letta, segretario di un Pd contestatissimo dall'estrema sinistra, al punto di contendere il primato alla Brigata ebraica, lo spezzone che rievoca la partecipazione alla Liberazione della formazione sionista dell'esercito britannico. La Comunità ebraica e i «deportati», coi nomi dei campi di sterminio, sfilano in un cuscinetto di sicurezza protetto da un servizio d'ordine dei «City Angels», oltre che da uno schieramento consistente di forze dell'ordine. I centri sociali si scatenano con insulti e grida disperate.

In testa al corteo ecco l'Anpi, col presidente Gianfranco Pagliarulo, blindatissimo dal servizio d'ordine. Riappare in Duomo, persuaso a dire quel che dev'essere detto. Legge il suo intervento e parla di «aggressione e aggrediti». Il più applaudito è Maurizio Landini della Cgil, che certo non fa sconti alla «criminale aggressione di Putin», ma resta su una posizione pacifista.

«La resa non è giusta, non ci resta che resistere» ha appena detto al microfono Tetyana, una delle due donne ucraine che prendono la parola dal palco. E la piazza applaude. Ha parlato dopo Yrina, consigliera comunale a Bucha, città simbolo dei crimini russi alle porte di Kiev, quella che qualcuno già considera la Sant'Anna di Stazzema del 2022. Il presidente dell'Anpi milanese Roberto Cenati fa da padrone di casa e non ha dubbi: «Tutti noi siamo al loro fianco».

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