Sono arrivati fino a minacciare la sua famiglia. Evidentemente a sinistra l'affare Pucci è stato vissuto come una battaglia del Piave. L'ordine era: non deve passare. Tutti i mezzi sono buoni, anche quelli estremi. E così Andrea Pucci ha deciso di rinunciare al palco di Sanremo. Ieri era fuori dall'Italia. Il lavoro spesso lo porta all'estero. Pucci non è un principiante. È vero, si è fatto da solo, senza padrini, senza corazzate alle spalle. Ma è da tanti anni che miete successi, ha vinto persino l'Ambrogino d'Oro come milanese illustre. Ha un gran mestiere. E per questo lo hanno scelto per dare verve al festival di Sanremo. Per la precisione alla terza giornata.
Appena si è saputo che Pucci sarebbe salito sul palco si è scatenata la canea. Sui social, sui giornali. Hanno iniziato pubblicando mozziconi di sue battute, nelle quali Pucci metteva alla berlina anche i leader politici. Pucci non fa di mestiere l'analista, né il filosofo, né il poeta né il prete. Fa il comico. E i comici di solito non si comportano da esperti diplomatici ma da battutari. A volte sofisticati, a volte grevi. Nessuno si sarebbe mai sognato di criticare il grande Forattini che disegnava Bettino Craxi con gli stivaloni e le sembianze di Mussolini, e il prestigiosissimo Spadolini grasso come una palla, nudo. O D'Alema coi baffetti di Hitler e Veltroni addirittura affrescato come se fosse un invertebrato.
Pucci fa sapere dall'estero che tutto ha un limite. Spiega che lui non è omofobo e non è fascista. Che non è razzista. Dice che per essere omofobi o razzisti bisogna odiare. È l'odio l'anima del razzismo. Lui non ha mai odiato nessuno. Ieri ha rilasciato una dichiarazione: "Da sempre ho portato sul palco usi e costumi del mio Paese, sbeffeggiando gli aspetti caratteriali dell'uomo e della donna. Attraverso il mio lavoro ho raggiunto obiettivi e traguardi con l'intenzione di regalare sorrisi e portare leggerezza. Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!".
Ha parlato di un'onda mediatica negativa che altera il patto fondamentale con il pubblico. Poi ha annunciato la rinuncia a Sanremo e ha ringraziato Carlo Conti. Ha spiegato che il fascismo non esiste più: "Esistono l'uomo di destra e l'uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese".
I messaggi che aveva ricevuto sui social? Eccone qualcuno, ma solo i meno volgari: "Bella merda"; "la parola Pucci in Sardegna la usiamo per indicare qualcosa che fa schifo", "Pucci piace a gente ignorante come la merda", "quest'anno San Remo vuole essere appeso" (riferimento a piazzale Loireto), "un altro scemo", "trasmesso da Predappio?" (Riferimento alla città di Mussolini); "Che skifo".
E nel pomeriggio è arrivato un comunicato della Rai nel quale si esprime "rammarico ma comprensione" per la decisione di Pucci. Nella nota si parla di "gravi minacce e intimidazioni nei suoi confronti".
E si esprime preoccupazione "per il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista non conformista. Questa forma di censura dovrebbe preoccupare chiunque lavori nel mondo dello spettacolo. Facciamo ad Andrea Pucci gli auguri più sinceri".