Nello Stato degli ayatollah possedere una Bibbia può costare caro se sei iraniano. Lo sa bene Soheil S., un giovane originario di Urmia a cui il regime ha fatto pagare la sua conversione al cattolicesimo con tre mesi nell'inferno del carcere iraniano. Oggi, esule in un Paese confinante, racconta la sua storia con la speranza di poter tornare in un Iran finalmente libero.
Come ti sei convertito al cristianesimo?
"Grazie a mia madre, a sua volta convertita da alcune amiche. La mia fede si è rafforzata leggendo tutti i libri sul cristianesimo che riuscivo a trovare, persino quelli ostili pubblicati dal regime. Ho iniziato a frequentare una chiesa protestante che poi fu chiusa e il pastore arrestato. Lì venni schedato dal Ministero delle informazioni e della sicurezza nazionale".
Quando è iniziato il tuo incubo?
"Mi avvicinai al cattolicesimo e riuscii ad ottenere di essere battezzato clandestinamente insieme a mia madre a Istanbul. Sei mesi dopo il nostro ritorno a Urmia venimmo svegliati da un'irruzione nella nostra casa di agenti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Si avventarono sulla mia libreria per confiscarmi i testi sacri che avevo. Noi fummo ammanettati e bendati e portati via di peso in un primo centro di detenzione. In quella prima cella mi misero insieme ad un terrorista dell'Isis".
Di cosa eri accusato?
"L'accusa era di cospirazione contro la sicurezza nazionale. Gli interrogatori duravano otto ore al giorno. Mi accusavano di prendere soldi da Usa ed Israele e volevano sapere perché avevo abbandonato l'Islam. Dopo 18 giorni lì, senza ancora un processo, mi portarono nel carcere principale di Urmia".
Andò peggio?
"Sì. Mi misero nel reparto in cui l'80% dei detenuti era dentro per omicidio. Nella mia cella dormivamo in 13 e si diffuse la voce che ero cristiano. I miei compagni iniziarono ad insultare la Madonna e a chiamarmi "cane". Una notte uno, condannato a morte, mi puntò il coltello alla gola e mi disse: sei cristiano e spargere il tuo sangue è lecito".
Ora che ne pensi di quello che sta avvenendo in Iran?
"Noi cristiani iraniani siamo grati a Trump e ad Israele per aver eliminato Khamenei. Ora per noi è importante che cada il regime".
La repressione ha scoraggiato conversioni come la tua?
"No, al contrario.
Gli amici in Iran mi scrivono: aiutaci, vogliamo battezzarci! Per questo tutti i cristiani che vivono ancora in Iran sono contro il regime: vogliono un Paese laico in cui tutte le religioni siano libere. Io tornerò in un Iran libero e democratico e lo farò da cattolico che non deve più nascondersi".