Iran, decapitata dal padre a soli 13 anni

Ma per la legge è un delitto d'onore: l'assassino avrà un trattamento di favore

Iran, decapitata dal padre a soli 13 anni

Decapitata con una falce dal padre, che voleva lavare col sangue il «disonore». La tredicenne Romina Ashrafi è morta così, nel sonno, in Iran, in un villaggio della provincia di Gilan, al confine con l'Azerbaigian.
Da qualche giorno Romina era scappata dalla sua casa di Haviq con questo suo «fidanzato» di 35 anni, probabilmente perché il padre si era opposto al loro matrimonio. Fermata dalle autorità locali di polizia, la tredicenne è stata rimandata a casa, nonostante avrebbe manifestato il timore di ripercussioni gravi e violente. Temeva per la sua vita, secondo quanto riferito, e non aveva torto: giovedì scorso è stata aggredita dal padre nella sua camera da letto. Secondo l'agenzia di stampa Gilkhabar.ir è stata «decapitata» con una falce e in seguito il padre è uscito di casa «con la falce in mano» e «ha confessato».
«Questa ragazza iraniana di 13 anni è vittima delle leggi contro le donne in Iran - ha scritto Masih Alinejad, 43 anni, attivista iraniana oggi in esilio - Un uomo di 35 anni l'ha indotta a fuggire con lui con l'inganno. Quindi, è stata arrestata. Il giudice ha deciso di consegnarla a suo padre. Suo padre le ha tagliato la testa nel sonno. Non c'era nessuno che potesse salvarla». Masih ha denunciato anche la «vergogna» dei media iraniani che hanno riportato la notizia della drammatica uccisione di Romina pubblicando una foto in cui i capelli della ragazza sono stati artificiosamente coperti con un programma grafico, che ha ritoccato il suo velo trasformandolo in un hijab molto severo, per ricostruire anche la vicenda con dei contorni diversi e meno «imbarazzanti» per il regime.
La vicenda ha destato grande impressione nel Paese e nelle comunità iraniane del mondo, suscitando le condanne di diverse organizzazioni di diritti umani. L'hashtag persiano #Romina_Ashrafi è stato usato più di 50mila volte su Twitter. Eppure il padre omicida avrà un trattamento «di favore», perché il suo viene considerato un «delitto d'onore», in un Paese in cui l'adulterio può essere punito con la pena di morte e si può finire al patibolo per omosessualità. Anche le norme sul matrimonio sono un problema. «Secondo l'articolo 1041 del codice civile iraniano - spiega l'antropologa Tiziana Civardini - l'età minima prevista dalla legge per il matrimonio di una ragazza è di 13 anni. Tuttavia, un padre o un nonno paterno possono dare legalmente in moglie ragazze di età inferiore a una persona di loro scelta con il permesso del tribunale». Secondo un rapporto di «Nessuno tocchi Caino», lo stupro coniugale e la violenza domestica non sono considerati reati e l'uguaglianza dei diritti delle donne è sistematicamente negata. Retaggi arcaici e pulsioni misogine che l'islamismo imperante da 40 anni ha rilanciato. La vicenda è stata commentata anche dal figlio dell'ultimo scià Reza Pahlavi: «Il tragico omicidio - ha scritto - è stato reso possibile dalle leggi regressive del regime al potere in Iran. Leggi che vanno dalla violenza domestica al delitto d'onore, all'abuso e al matrimonio minorile, e non appartengono al 21° secolo. La soluzione è un ritorno al diritto secolare».

Commenti