Tornano ad infiammarsi gli animi tra Usa e Iran, e Donald Trump alza il tiro avvertendo la Repubblica islamica che "il tempo stringe" prima di un possibile attacco americano. "Speriamo che Teheran accetti rapidamente di sedersi al tavolo e negoziare un accordo equo e giusto: niente armi nucleari", ha scritto il presidente degli Stati Uniti su Truth, minacciando un raid "molto peggiore" di quelli dello scorso giugno contro i siti nucleari iraniani. "Un'imponente Armata si sta dirigendo verso l'Iran. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta imponente, guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, maggiore di quella inviata in Venezuela. E come per il Venezuela è pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario", ha avvertito il tycoon.
Washington ha rafforzato la sua presenza nel Golfo inviando la Lincoln e la sua scorta, il cui arrivo è stato annunciato lunedì dall'esercito Usa, mentre durante un suo discorso in Iowa, Trump ha parlato della flotta in arrivo dicendo comunque di sperare che l'Iran arrivi ad un accordo. "A giugno abbiamo annientato la capacità nucleare di Teheran con l'Operazione Midnight Hammer - ha poi ricordato - La gente aspettava da 22 anni per farlo... Erano a un mese circa dall'ottenere l'arma nucleare. Dovevamo farlo". E il segretario di Stato Marco Rubio durante un'audizione al Senato, rispondendo sul dispiegamento di asset militari in Medioriente, ha detto: "Ciò che state vedendo ora è la capacità di posizionare risorse per difenderci da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana contro il nostro personale". Anche il cancelliere tedesco Froedrich Merz si dice convinto che il regime "ha i giorni contati".
Immediata la risposta di Teheran, che tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato come le forze armate del suo Paese hanno "il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione". Araghchi ha detto che hanno imparato "lezioni preziose" dalla guerra di 12 giorni dello scorso giugno, ma al tempo stesso il capo della diplomazia ha assicurato che Teheran accoglierebbe con favore un accordo nucleare "reciprocamente vantaggioso, giusto ed equo", e che garantisca "il diritto del Paese a una tecnologia nucleare pacifica e garantisca nessuna arma nucleare". A rincarare la dose ha pensato il consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, Ali Shamkhani, il quale ha scritto su X che "un attacco limitato è un'illusione. Qualsiasi azione militare americana, da qualsiasi fonte e a qualsiasi livello, sarà considerata l'inizio di una guerra, e la risposta sarà immediata, globale e senza precedenti, diretta contro l'aggressore, il cuore di Tel Aviv e tutti coloro che lo sostengono". La missione all'Onu ha ripetuto che l'Iran "è pronto al dialogo basato su rispetto e interessi reciproci, ma se provocato, si difenderà e risponderà come mai prima d'ora".
Sempre dal Palazzo di Vetro di New York è intervenuta pure Pechino, con l'ambasciatore Fu Cong che ha messo in guardia il Consiglio di Sicurezza contro qualsiasi "avventurismo militare" in Iran. "La Cina spera che gli Stati Uniti e le altre parti interessate adottino ulteriori misure a favore della pace e della stabilità in Medioriente e che evitino di esacerbare le tensioni e di gettare benzina sul fuoco", ha affermato, descrivendo Teheran come uno Stato "indipendente e sovrano i cui affari dovrebbero essere decisi in modo indipendente dal suo popolo".
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono ai massimi livelli dalla sanguinosa repressione da parte della Repubblica islamica delle proteste di massa avvenute nel Paese a inizio anno. Le autorità hanno indicato che era stato aperto un canale di comunicazione con Washington, ma Araghchi ha fatto sapere che, per negoziare, gli americani avrebbero dovuto "cessare le minacce e le richieste eccessive".