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Iran, sì alla linea del governo. Crosetto sferza gli alleati: "Attacchi fuori dalle regole". Schlein: "Dire no agli Usa"

Approvata la risoluzione di maggioranza, la sinistra si è divisa in quattro. Scintille tra Tajani e Renzi

Iran, sì alla linea del governo. Crosetto sferza gli alleati: "Attacchi fuori dalle regole". Schlein: "Dire no agli Usa"
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"Attacco fuori dalle regole del diritto internazionale. Massimo livello di protezione, può succedere di tutto". L'impegno per la tutela dei nostri connazionali, il rafforzamento del dispositivo di difesa aerea, nessun coinvolgimento diretto nel conflitto.

Sono questi i pilastri ribaditi dal governo nelle comunicazioni alle Camere sulla crisi in Iran, con gli interventi dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto. Una linea approvata dalla maggioranza parlamentare, mentre le opposizioni si presentano divise su più mozioni.

Tajani sottolinea innanzitutto l'impatto della crisi sui cittadini italiani nell'area. "Sono circa 100mila gli italiani coinvolti, oltre 10mila connazionali sono già rientrati grazie ai voli charter del governo. Abbiamo fatto più di ogni altro Paese europeo". Il ministro degli Esteri riferisce di aver parlato con Marco Rubio, ribadendo "gli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Stati Uniti", ma chiarisce un punto centrale: "L'Italia non è e non sarà in guerra con nessuno".

Durante il dibattito tanto alla Camera quanto al Senato non mancano momenti di tensione, ad esempio con Matteo Renzi. Tajani ricorda l'ironia con cui alcuni avevano accolto l'invito agli italiani nei Paesi del Golfo a stare lontani dalle finestre per il rischio di schegge durante i raid iraniani. "Risus abundat in ore stultorum", commenta Tajani. "Non capisco perché il senatore Renzi si agiti così, è un po' nervoso". E affonda la stoccata: "È facile andare nel Golfo a fare conferenze ben pagate, molto più difficile tutelare i cittadini italiani".

Il ministro ha quindi respinto le accuse delle opposizioni. "Non mi devo vergognare di nulla", ricordando che "chi ha mandato gli aerei nei Balcani è stato D'Alema". "Di fallimento della politica estera italiana si parla solo qui. Nel resto del mondo si dice l'esatto contrario".

Sul piano della sicurezza è Crosetto a spiegare che il governo ha rafforzato le misure di protezione. "Abbiamo alzato al massimo il livello di difesa aerea: in una situazione del genere può succedere di tutto". Anzi, ammette: "Siamo sull'orlo dell'abisso". Il ministro ha ricordato anche le richieste di assistenza arrivate da alcuni Paesi del Golfo e le iniziative europee per sostenere Cipro dopo l'arrivo di un drone sull'isola. "Insieme coi partner dell'E5 Francia, Germania, Polonia e Spagna oltre all'Italia abbiamo deciso di mantenere un meccanismo di consultazione costante tra ministri della Difesa. E in questo quadro porteremo probabilmente un aiuto a Cipro". Crosetto affronta anche il nodo dell'eventuale utilizzo delle basi italiane da parte degli Stati Uniti. "Ad oggi non esiste alcuna richiesta. Non penso che verrà avanzata, ma se dovesse accadere tornerò qui e decideremo insieme". Il ministro, sollecitato in tal senso, ammette che l'attacco condotto dagli Stati Uniti è stato "al di fuori delle regole del diritto internazionale", sottolineando però che il compito dell'Italia ora è "gestire le conseguenze di una crisi partita all'insaputa del mondo e che non abbiamo voluto".

Il confronto viene acceso dalle opposizioni che puntano il dito contro l'assenza di Giorgia Meloni. Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra presentano una mozione per escludere l'utilizzo delle basi italiane da parte degli Stati Uniti, mentre Italia Viva deposita un proprio testo. La segretaria dem Elly Schlein attacca il governo chiedendo di dire "no subito" a ogni ipotesi di coinvolgimento, perché sarebbe contro l'articolo 11 della Costituzione.

Al voto finale la risoluzione della

maggioranza viene approvata con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astenuti alla Camera, confermando la linea dell'esecutivo: difesa degli interessi nazionali e impegno per evitare un'ulteriore escalation in Medio Oriente.

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