A meno di due giorni dalla scadenza della tregua tra Stati Uniti e Iran, le sorti del nuovo round di negoziati a Islamabad sono rimaste per ore nell'incertezza, almeno pubblicamente. Sino a ieri Teheran non aveva deciso se partecipare o meno, mettendo in dubbio la "serietà" di Washington riguardo al processo diplomatico, anche se il New York Times ha citato diversi funzionari della Repubblica islamica i quali hanno fatto intendere che la loro delegazione si recherà oggi nella capitale pakistana. Donald Trump, invece, sin dall'inizio ha ribadito di aver inviato i suoi negoziatori guidati dal vice JD Vance (con Steve Witkoff e Jared Kushner). Le notizie contrastanti hanno riguardato invece la tempistica: prima il presidente ha detto che la delegazione si stava recando in Pakistan ieri e sarebbe atterrata nella serata locale, poi la Casa Bianca ha precisato di aspettarsi "che il team si metta presto in viaggio, ma non è chiaro quando". E altre fonti hanno spiegato che Vance sarebbe partito stamattina, con i colloqui in programma per mercoledì. "Non ho intenzione di farmi mettere fretta nel concludere un accordo. Non sono sotto pressione, abbiamo tutto il tempo del mondo", ha sottolineato Trump, parlando di un'intesa da firmare nella serata di oggi, che "è molto migliore di quella sul nucleare di Barack Obama". Se l'accordo ci sarà "porterà pace e sicurezza per Israele, il Medioriente, l'Europa, l'America e tutto il mondo", ha aggiunto, definendo "altamente improbabile" un'estensione del cessate il fuoco se non si concluderà nulla.
Il comandante in capo ha rivelato che gli sarebbe piaciuto prendere parte alle trattative di persona, ma non pensa che sia necessario. E rispondendo a chi gli chiedeva se i combattimenti riprenderanno subito in caso di mancato accordo, ha detto: "Me lo aspetto". Se il cessate il fuoco dovesse scadere "allora inizieranno a esplodere molte bombe". E il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rincarato la dose, sostenendo di non avere ancora "finito il lavoro" in Iran. Il leader dello Stato ebraico ha definito durante una cerimonia "un massacro orribile" gli attacchi del 7 ottobre 2023 compiuti da Hamas. E da quel giorno, ha aggiunto, esercito e forze di sicurezza del Paese "stanno infliggendo un colpo dietro l'altro a coloro che ne cercano la distruzione": "Il mondo conosce già la determinazione a difendere noi stessi e l'umanità dal fanatismo barbaro". Tornando ai negoziati in Pakistan, invece, Trump ha insistito che al centro c'è una richiesta non negoziabile, ovvero che l'Iran abbandoni l'arma nucleare. "Sbarazzatevi delle armi atomiche. È molto semplice", ha insistito sostenendo che il Paese ha un grande potenziale per prosperare, "potrebbe essere meraviglioso".
In una serie di interviste, il presidente ha pure toccato la questione del blocco navale definendolo "molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno finché è in vigore. Lo controlliamo noi, non loro". Il tycoon ha pure smentito la notizia, pubblicata da Reuters, secondo la quale starebbe valutando il consiglio del capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, sul fatto che il blocco dei porti iraniani rappresenta un ostacolo per i negoziati. "Non mi ha detto nulla", ha spiegato.
Intanto, The Donald ieri ha mantenuto un profilo basso, e dopo la raffica di interviste della mattina, ha trascorso una giornata defilata senza mettere in agenda alcun evento con i media. È vero che il presidente predilige comunicare sul suo social Truth, ma di solito si concede quasi quotidianamente alle domande dei giornalisti.