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In Iran sfila la rabbia contro gli Usa. E adesso l'America teme un attacco

Da Teheran a Baghdad cortei funebri nell'anniversario dell'uccisione di Soleimani. La Casa Bianca schiera flotte e aerei

In Iran sfila la rabbia contro gli Usa. E adesso l'America teme un attacco

A un anno dall'attacco americano che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani e il leader della milizia irachena alleata Abu Mahdi al-Muhandis, un corteo funebre con migliaia di persone ha marciato sull'autostrada che porta all'aeroporto di Baghdad dove ha avuto luogo il raid fatale. Poster dei due combattenti adornavano entrambi i lati della strada. La via è rimasta bloccata dalle auto e i manifestanti che trasportavano fotografie di Soleimani e al-Muhandis hanno allestito tende che servivano cibo e bevande a chi camminava.

Sono stati posti anche fiori sulle immagini dei due uomini. Il luogo dove è avvenuto il bombardamento è stato trasformato in un santuario delimitato da corde rosse. Le persone accorse alla cerimonia hanno anche acceso candele e tutti vestiti di nero hanno salutato i loro «martiri» e maledetto il «Grande Satana»: gli Stati Uniti. I segni delle schegge del raid sono ancora visibili sull'asfalto e sui muri dell'area.

Soleimani era a capo della forza d'élite al-Quds dei Pasdaran, responsabile delle operazioni estere della Repubblica islamica e spesso faceva la spola tra Irak, Libano e Siria. Era considerato la seconda figura più potente del regime dopo il leader supremo Ali Khamenei. Le principali autorità iraniane, compreso Khamenei, hanno giurato vendetta per la sua morte e hanno avvertito che la rappresaglia potrebbe avvenire in qualsiasi momento.

Il suo assassinio ha aumentato le tensioni nella regione e ha portato gli Stati Uniti e l'Iran sull'orlo della guerra. I manifestanti chiedono al governo iracheno che eserciti pressioni sugli americani per ritirare i soldati rimasti nel Paese, dove in meno di due settimane si prevede che resteranno solo 2.500 militari statunitensi. Ma le persone nelle strade sono preoccupate anche per una possibile escalation. L'anniversario è stato celebrato anche in Iran e dai sostenitori di Teheran in Siria, Libano, Yemen e in altre aree del Medio Oriente.

Anche piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, che alla fine del 2019 è diventata il fulcro di grandi proteste antigovernative, è stata investita da migliaia di manifestanti: hanno sollevato immagini di Soleimani e al-Muhandis, bandiere dell'Irak, e dell'Hashd al-Shaabi, le Forze di mobilitazione popolare di cui al-Muhandis era un leader. Le persone per strada hanno intonato canti contro coloro i quali avevano compiuto l'assassinio dei due comandanti. Ma il clima si sta surriscaldando già da giorni. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, ha rivelato infatti in un Tweet che «i servizi di intelligence dall'Irak hanno indicato che gli agenti provocatori israeliani stanno tramando attacchi contro gli americani per fornire a Trump un falso casus belli e metterlo in difficoltà» quando è ormai prossima la sua uscita dalla Casa Bianca. «Fai attenzione alla trappola, Trump», ha poi avvertito Zarif. L'America in maniera preventiva ha già condotto sorvoli con bombardieri B-52 e inviato un sottomarino nucleare nel Golfo Persico. La Casa Bianca teme un attacco iraniano nell'anniversario della morte di Soleimani e di al-Muhandis.

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