Crescono i timori per il duro inverno di Gaza, dove la popolazione è allo stremo dopo due anni di guerra e un cessate il fuoco lungo poco più di 80 giorni, seppur intervallato da raid e combattimenti. La messa al bando di 37 ong dalla Striscia (e in alcuni casi anche dalla Cisgiordania) scatena lo sdegno di Nazioni Unite e Unione europea. Da ieri, 1° gennaio 2026, Israele ha infatti revocato o non rinnovato le licenze operative a 37 organizzazioni non governative internazionali, tra cui Medici Senza Frontiere (Msf), Oxfam, Care, Norwegian Refugee Council.
Non si tratta di un "bando totale", ma di un provvedimento che colpisce circa il 15% delle ong attive. La maggior parte delle organizzazioni ha infatti ottemperato alle nuove regole, che prevedono la necessità - tra le altre cose - di fornire dettagli sui propri dipendenti palestinesi, e continua a operare nella Striscia. Fra quelle ancora attive figura anche Caritas italiana. Per le altre, Israele decide invece non fare sconti a chi non rispetta alcune prerogative indispensabili, a partire dalle procedure di controllo che prevedono la necessità di fornire elenchi completi del personale (inclusi nomi, numeri di passaporto o carta d'identità dei dipendenti palestinesi e internazionali) e dettagli su finanziamenti e operazioni. L'obiettivo dichiarato di Israele è prevenire l'infiltrazione di membri di gruppi terroristici (Hamas o Jihad Islamica) nelle organizzazioni umanitarie e impedire che gli aiuti vengano deviati o sfruttati per scopi militari/terroristici.
Ma il provvedimento non piace a Nazioni Unite e Unione Europea. L'Onu parla di sospensione "oltraggiosa". La portavoce per i diritti umani, Ravina Shamdasani, sostiene che la mossa è "l'ultima di un modello di restrizioni illegali" da parte delle autorità israeliane. Bruxelles avverte Israele che il provvedimento impedirebbe la fornitura di aiuti vitali e chiede che vengano rimossi tutti gli ostacoli all'accesso agli aiuti.
Msf spiega che non assumerebbe mai consapevolmente persone coinvolte in attività militari e che "affermazioni pubbliche come queste, prive di fondamento, mettono a rischio il personale umanitario e il lavoro medico volto a salvare vite umane".