L'operazione-rientro per gli italiani che si trovano nei Paesi del Medio Oriente attraversati dalla crisi è tutt'altro che semplice. Sono 70mila, spiega il ministro degli Esteri Antonio Tajani, 30mila dei quali si trovano negli Emirati, tra Dubai e Abu Dhabi. "I nostri connazionali nella regione sono la nostra priorità assoluta", assicura il titolare della Farnesina nel suo intervento davanti alle commissioni di Difesa ed Esteri di Camera e Senato riunite in seduta congiunta, a fianco del ministro della Difesa Crosetto, appena tornato dagli Emirati via Oman. E proprio dalla capitale omanita Mascate, ieri pomeriggio, i primi 127 italiani sono decollati con un charter che è arrivato ieri in serata a Fiumicino. Stamattina, poi, anche gli Emirati hanno organizzato un volo speciale da Abu Dhabi per riportare a Milano 200 studenti italiani minorenni. Nonostante l'arrivo dei primi voli, il problema resta la logistica. La Farnesia ha inviato un gruppo di diplomatici, carabinieri e finanzieri. Saranno in Oman e negli Emirati e opereranno per garantire supporto. "Nella regione sono al momento presenti oltre 70.000 connazionali tra presenze stabili (quasi l'80%) e temporanee", spiega Tajani, che ha attivato la task force "Golfo" all'unità di crisi della Farnesina già due giorni fa. Un numero di persone pari agli abitanti di una città come Cremona, e meno dello 0,5 per cento già in volo o in procinto di partire. Dei 70mila, aggiunge il ministro, "30mila circa sono solo a Dubai e Abu Dhabi. Residenti. Lavoratori. Militari. Turisti. Studenti. Pellegrini". Ventimila sono i residenti in Israele, e "comunità numerose" sono presenti pure "in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein", riassume il capo delle nostre feluche. In Iran, invece, "si trovano poco meno di 500 connazionali, quasi tutti residenti". Una sorta di popolatissima enclave da evacuare turisti in primis e da proteggere: solo gli iscritti all'Aire nell'intera area mediorientale sono 61mila. Non tutti vogliono partire, soprattutto tra i residenti. E Tajani, ieri, ha ricordato con sollievo "che non ci sono italiani coinvolti negli attacchi". E anche i nostri soldati di stanza nelle basi oggetto di attacchi e bombardamenti sono incolumi e al sicuro nei bunker. Ma "la crisi in atto incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale" come pure "su quella delle decine di migliaia di connazionali presenti nell'area", ammette Tajani. Per questo motivo l'unità di crisi della Farnesina è in costante comunicazione con le ambasciate e i consolati italiani nei Paesi dell'area del Golfo, oltre che con le autorità locali, in modo da coordinare le operazioni e assicurare il massimo livello di assistenza e di sicurezza agli italiani in zona.
Per le evacuazioni le priorità sono i turisti, ma l'operazione è complessa. L'intera area è off limits per le compagnie europee, e un ponte aereo militare non è una ipotesi al momento. Il ritorno, ha spiegato Tajani, va dunque organizzato con i charter, e riprogrammando i voli provenienti da Maldive, India, Thailandia e Sri Lanka, per evitare di fare scalo a Dubai, come era invece successo a tanti turisti italiani tra cui la cantante Big Mama. Nel porto emiratino, invece, c'è la nave da crociera Msc Euribia che attende di ripartire, con a bordo 6.700 persone, quasi 600 delle quali italiane. Per chi è bloccato negli Emirati o negli altri Paesi, il diktat della Farnesina è a non uscire da casa o dall'hotel, e a evitare di andare in aeroporto senza la conferma della partenza del proprio volo.
Il nodo principale resta il trasferimento verso gli hub sicuri, più che il volo in sé: se aeroporti come quello di Tel Aviv sono oggetto di "attacchi continui", come spiega Tajani, la Farnesina sta cercando di convogliare gli italiani che vogliono ritornare a casa verso altri scali, primo tra tutti Mascate, in Oman.