Leggi il settimanale

Italiani in Groenlandia. Meloni non chiude: "Ma solo con la Nato". E Trump mette i dazi

Donald: "Tariffe al 10% per chi interviene". Iran, la premier cauta: ora la de-escalation

Italiani in Groenlandia. Meloni non chiude: "Ma solo con la Nato". E Trump mette i dazi
00:00 00:00

Dopo la prudenza dei giorni scorsi messa nero su bianco dai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, Giorgia Meloni apre alla possibilità di valutare una presenza militare italiana in Groenlandia. Con molti se e tanta cautela. Ma, soprattutto, sottolineando come non debbano esserci "intenti divisivi" rispetto agli Usa e a Donald Trump e come ogni mossa sia da decidere all'interno della cornice della Nato.

"La questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia - dice Meloni in un punto stampa all'ambasciata italiana a Tokyo al termine della sua missione in Giappone - è un tema serio, che però sta nell'ambito del dialogo all'interno dell'Alleanza Atlantica". Insomma, la Groenlandia "va considerata territorio di responsabilità della Nato" e siccome "il tema che gli americani pongono è serio" va fatto "all'interno dell'Alleanza" un "ragionamento" su "come rafforzare la nostra presenza". E quindi, aggiunge, "credo che quello sia l'ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza". Che, dunque, Meloni non esclude a priori.

La premier, d'altra parte, non esita a definire "strategica" la questione dell'Artico, "un'area che con lo scioglimento dei ghiacci" diventa sempre più centrale. Insomma, aggiunge, al di là dei "metodi assertivi" di Trump, "considero molto difficile un intervento di terra, diciamo militare, in Groenlandia". Per Meloni "la questione è politica e politicamente va risolta".

Nel suo ultimo giorno in Giappone e prima di ripartire con destinazione Seul dove chiuderà la sua missione asiatica, la premier ribadisce la "sintonia immediata che è scattata con Sanae Takaichi", sua omologa giapponese, dice di aver "ricevuto i complimenti" per la sua "capacità di usare le bacchette" e si definisce "esperta" di K-pop grazie alla figlia Ginevra, che la sta seguendo in questa settimana lontana da Roma. Poi, sempre in ambasciata, incontra i vertici delle principali aziende giapponesi: 17 gruppi industriali (tra cui Mitsubishi, Toyota, Panasonic, Sony, Honda e Kawasaki) che, complessivamente, hanno un fatturato di mille miliardi di euro.

Nei quindici minuti di punto stampa, c'è il tempo anche per parlare della crisi in Medio Oriente. E sull'Iran la premier tiene una posizione di grande prudenza rispetto all'ipotesi di un intervento americano. Le chiedono se lo considererebbe "legittimo" e la risposta è una presa di distanza. "Penso - dice Meloni - che dobbiamo lavorare per una de-escalation e cercare di tornare su negoziazioni che possano risolvere soprattutto quello che riguarda il tema del dossier nucleare". "Chiaramente - aggiunge la premier - voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano che legittimamente manifesta per i propri diritti. Non credo questo si possa pagare con la vita, ragione per cui condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano".

Infine, un cenno anche all'eventuale partecipazione dell'Italia al Board for Peace per la ricostruzione e gestione della Striscia di Gaza. Meloni si mostra cauta e glissa. "Stiamo ancora attendendo le decisioni definitive, abbiamo visto che è stato appena presentato il board di livello esecutivo, quindi più operativo, ma quello politico manca ancora e su questo aspetterei che ci sia l'ufficialità".

Così ieri mattina a Tokyo, prima di ripartire con destinazione Corea del Sud (oggi sarà al Seoul National Cemetery e poi incontrerà le principali aziende italiane presenti nel Paese, mentre domani avrà un bilaterale con il presidente Lee Jae-Myung). A sera, quando a Seul si fa ormai notte (otto ore prima che a Roma), arrivano i primi annunci di partecipazione al Board for Peace per Gaza. Dalla Turchia all'Egitto, passando per Argentina, Canada e Paraguay. Manca l'Italia e mancano tutti gli europei.

Che, forse, Trump vuole tenere in sospeso proprio a causa del braccio di ferro in corso sulla Groenlandia, con il presidente americano che ha annunciato dal primo febbraio ulteriori "dazi del 10%" per tutti i Paesi che hanno deciso di mandare truppe sull'isola artica. Quindi Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. Tariffe che Trump è pronto ad aumentare al 25% da giugno.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica