Italiano, inglese e "lumbard". Il dialetto sbarca nelle scuole

In Regione una proposta decisamente controcorrente: insegnare ai bimbi la lingua locale delle varie province

Italiano, inglese e "lumbard". Il dialetto sbarca nelle scuole

Se oggi non hai il figlio che sa l'inglese fluently entro i sei anni passi per un tagliato fuori. E guai a non scegliere il nido bilingue o la scuola dove anche la matematica viene spiegata in inglese. Ma nell'epoca dell'internazionalità servita sul banco fin dai primi quaderni a righe, in Lombardia arriva una proposta assolutamente controcorrente. Oggi, nella sede della Regione, si discuterà la legge sull'inserimento del dialetto a scuola. Nel provvedimento che mette ordine nelle regole della cultura regionale (e che semplifica testi mai toccati dagli anni Settanta) spunta anche la proposta di rivitalizzare la lingua lombarda. Che, secondo l'Unesco, è in via di estinzione e rischia di sparire nel giro di un paio di generazioni.

«Va bene far studiare ai nostri ragazzi le lingue straniere, va bene mandarli all'estero - sostiene l'assessore lombardo alle Culture Cristina Cappellini (Lega Nord) - ma è giusto che conoscano il dialetto della loro città, la lingua dei loro nonni. Solo così possono davvero essere consapevoli delle loro radici e non dimenticare le proprie origini».

E così presto tra il sussidiario e i libri di narrativa delle elementari, nello zaino potrebbero comparire anche raccolte di poesie dialettali o testi di canzoni da tradurre. Magari di Van de Sfroos, di Jannacci e Gaber o ripescati dalle filastrocche popolari di una volta. L'idea è quella di far studiare a ogni provincia il dialetto tipico della zona, per non far morire le numerose varietà della lingua lombarda. Poiché la Regione non può interferire nei programmi ministeriali delle scuole, né far diventare il dialetto una materia ufficiale da inserire nell'orario settimanale, seguirà la strada dei bandi e delle borse di studio (anche se il budget per ora prevede uno stanziamento di solo 150mila euro) per spronare gli alunni delle elementari a scrivere canzoncine e poesie in lumbard. «Sarebbe bello - si augura l'assessore lombardo - vedere le classi cimentarsi in un saggio di fine anno in dialetto, magari con una pièce scritta in classe».

Per mantenere in vita la lingua lombarda, la legge regionale prevede anche la promozione di programmi televisivi, la diffusione di libri e sezioni specifiche di testi nelle biblioteche. La Regione inoltre collaborerà con le università e gli istituti di ricerca per studiare i testi letterari e provvedere all'archiviazione digitale delle opere del passato. L'impresa è ardua, ma l'ambizione è anche quella di cristallizzare alcune espressioni dialettali per farle diventare neologismi del parlato comune. Perché va bene lo slang inglese, sintetico e immediato, ma nulla come certe espressioni ormai messe in soffitta rende l'idea di certe situazioni, di certi stati d'animo. Con quel pizzico di ironia, sagace saggezza e poesia tipico dei modi di dire popolari di una volta. Una cultura che eleva nonni e bis nonni ad aedi pseudo-moderni da non dimenticare.

Qualche mese fa la Lega Nord in Lombardia aveva anche tentato di «sottotitolare» in dialetto i cartelli nei luoghi pubblici e di dare incentivi alle scuole pro dialetto. Ora arriva una legge che promuove il lombardo a lingua e che ne sbandiera la salvaguardia. Non solo, nel tentativo di salvaguardare le origini del territorio lombardo, il provvedimento prevede anche di «riscoprire le radici cristiane» e, spiega l'assessore di Roberto Maroni, «di fare ciò che l'Europa non è riuscita a fare e cioè salvaguardare la nostra identità». Significa promuovere itinerari turistici di chiara ispirazione cristiana, di rilanciare i pellegrinaggi e il loro valore spirituale e di riscoprire i simboli. A cominciare da quelli del Natale. Che non vuol dire semplicemente promuovere il crocefisso nelle aule scolastiche ma significa anche approfondire il valore del presepe e delle tradizioni del territorio.

Commenti