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L'aiutino a Ranucci: indagano sul Garante

Blitz della Finanza dopo la puntata di Report: commissari nel mirino tra accuse di "favoritismi" e "spese contestate"

L'aiutino a Ranucci: indagano sul Garante
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Chi "rompe" Report paga e i cocci sono suoi. Il giorno dopo il dossier Antimafia sul "metodo Striano" e "il giornalismo che orienta la politica con informazioni illecitamente acquisite per colpire predeterminati bersagli" la Procura di Roma con Giuseppe De Falco - lo stesso pm che indaga sul finanziere Gdf Pasquale Striano e i dossieraggi contro il centrodestra - orchestra un blitz per demolire la credibilità del Garante della Privacy, che aveva osato sanzionare il 23 ottobre scorso la trasmissione di Sigfrido Ranucci con 150mila euro per aver mandato in onda una telefonata privata che ha sputtanato l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

La magistratura usa come grimaldello proprio i servizi della trasmissione di Raitre, le accuse gravissime come corruzione e peculato sono tutte da dimostrare ma bastano alla sinistra per intonare l'epitaffio contro Agostino Ghiglia (scelto in quota Fdi), Ginevra Ceroni Ferrini (vicina alla Lega), Guido Scorza (espressione M5s) e il presidente di area dem Pasquale Stanzione. "Non sono più credibili", dice il Pd Sandro Ruotolo, Peppe De Cristofaro per Avs parla di "preoccupanti zone d'ombra", i grillini in Vigilanza Rai stigmatizzano "chi si aggrappa irresponsabilmente alle poltrone" mentre il leader Iv Matteo Renzi vorrebbe abolire il Garante e disfarsi di "un carrozzone inutile".

Nel decreto di perquisizione e sequestro condotto dalle Fiamme gialle si ipotizza che "in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali" i quattro abbiano chiuso un occhio e perdonato il colosso Usa Meta da una potenziale sanzione da 40 milioni di euro legata ad alcune criticità sulla tutela della privacy dopo l'immissione in commercio degli smart glasses Ray Ban Stories con la telecamera, così come la compagnia aerea Ita Airways, da cui avrebbero raccattato tessere Volare Classe Executive del valore di 6mila euro ciascuna "omettendo in cambio di erogare sanzioni economiche a fronte del riscontro di alcune irregolarità formali e procedurali sul trattamento dei dati", di cui era responsabile un avvocato dello studio legale fondato da Scorza e del quale è tutt'ora partner la moglie. Non basta: ai quattro indagati la Procura contesta la malagestio di denaro pubblico "attraverso rimborsi per spese compiute per finalità estranee all'esercizio di mandato, per un importo ancora da quantificare", vedi il conto della carne comprata in una macelleria dal presidente Stanzione e addebitata al Garante, fino a un uso allegro dell'auto blu "per finalità estranee alla funzione pubblica" come andare in Via della Scrofa - sede di Fratelli d'Italia - come documentato proprio dai segugi di Report il giorno prima dell'ufficialità della sanzione. Come a far intendere che Ghiglia avrebbe deciso di votare sì a sua sanzione anticipata giorni prima dal Fatto per fare un favore a Giorgia Meloni, senza dire che sarebbe stato ininfluente.

A Stanzione, in particolare, la Finanza contesta un affitto agevolato in piazza della Pigna a Roma e l'intestazione di un B&B "riconducibile a società facente capo alle figlie", documentato dal Fatto. Il Garante si dice "assolutamente tranquillo", per gli altri parlano i legali invocando "prassi consolidate" e "ipotesi tutte da verificare", Ranucci li paragona "al pianista del Titanic" che va avanti mentre tutto affonda. Al di là delle illazioni di Report, visto che il sequestro di pc e cellulari è motivato "al fine di verificare l'esistenza di irregolarità che siano tali da integrare fattispecie di reato" è pacifica l'esondazione della magistratura nella valutazione delle "finalità estranee". Il messaggio che passa è che i quattro commissari si siano mossi solo per interessi personali, avvantaggiando "amici" e castigando i "nemici" come Report.

"Qualcuno sta armando il Garante per punirci", aveva detto Ranucci in una conferenza stampa organizzata al Parlamento Ue di Strasburgo.

Curiosamente, una tesi nata grazie alle rivelazioni di una talpa non ancora identificata (la cui ricerca è costata il posto all'ex segretario generale Angelo Fanizza) che, commettendo un reato, ha violato la corrispondenza e i messaggi diretti dagli uffici del Garante anche a parlamentari in carica - ma su cui non risulterebbe aperta alcuna inchiesta - trova sponda nella magistratura qualche giorno dopo la presenza del vicedirettore Rai che si autodichiara "indipendente" al Comitato del "No" al referendum sulla separazione delle carriere in mezzo al suo principale sponsor in Rai Giuseppe Conte e alla leader Pd Elly Schlein. Tutte coincidenze, ovvio.

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