Il tempo ha fatto la differenza: "Ero contrario alla separazione delle carriere, poi ho cambiato idea". Alfonso D'Avino è il Procuratore della repubblica di Parma. Giornali e tv l'hanno intervistato più volte per la dolorosa vicenda di Chiara Petrolini, la ragazza che aveva ucciso e seppellito in giardino i suoi figli neonati. Il processo è in corso, intanto sorprendono le riflessioni del Procuratore, lontane dal politically correct a proposito della riforma che a marzo sarà oggetto di referendum.
Dottor D'Avino, perché ha cambiato idea?
"Vede, la magistratura ha avuto un crollo di credibilità presso l'opinione pubblica; in un certo senso la separazione delle carriere è una risposta agli scandali emersi negli ultimi anni".
Si dice che la politica voglia mettere il cappello sulla magistratura.
"Mo no, questo non è scritto da nessuna parte, non c'è nel testo e nemmeno nelle previsioni. Non esiste, poi se vogliamo coltivare ipotesi dietrologiche, allora è inutile discutere. Semmai dobbiamo concentrarci su due punti molto importanti delle riforma: il sorteggio per l'ingresso al Csm, anzi ai Csm che saranno due, e l'Alta corte che manda in archivio la vecchia Disciplinare".
Lo snodo fondamentale non è proprio la netta divisione ? I pm di qua, i giudici di là.
"Gli sconfinamenti da una parte all'altra sono ormai rari. Qui le questioni più importanti sono per me le altre due".
Perché è così rilevante l'Alta corte?
"Per molto tempo la Disciplinare ha emesso verdetti buonisti e le condanne erano, diciamo così, molto meditate e contenute".
Ora le cose cambieranno?
"Tutte le leggi sono perfettibili. Però la Disciplinare è interna al Csm, dunque fatalmente permeabile a relazioni, amicizie richieste , accordi trasversali. Invece, l'Alta corte è fuori dal perimetro del Csm, e credo che sia dunque più indicata a trattare questi temi. Troppe volte sono state inflitte pene modeste, ammonimenti o censure, a fronte di comportamenti inaccettabili".
Il sorteggio svilirà la magistratura?
"E perché? Spiace ricordarlo, ma è la magistratura ad aver perso autorevolezza. Ai tempi di Mani pulite le toghe godevano di grande prestigio nella società, poi noi magistrati abbiamo dilapidato quel capitale di stima".
Pensa al sistema Palamara?
"Certo, ma non solo. La vicenda Palamara si è risolta con l'espulsione dell'ex presidente dell'Anm e una manciata di dimissioni dal Csm. Qualcosa, anzi più di qualcosa, stride. Le chat sono un mulinello con centinaia di nomi. Ma quasi tutti questi personaggi non sono stati toccati dalle indagini. Per il resto nulla è cambiato. L'operazione di pulizia doveva essere più profonda e incisiva, buttare tutto addosso a un capro espiatorio non va bene. Altre situazioni ancora ci hanno lasciato sgomenti".
Quali?
"Penso alla vicenda delle prove nascoste nel processo Eni a Milano. Sconcertante. Bisogna voltare pagina: ecco perché ho progressivamente cambiato orientamento e sono diventato un fautore della separazione delle carriere.
In ogni caso, la riforma è in linea con il codice di procedura penale del 1989. Con il nuovo codice, è stato introdotto il processo accusatorio, alla Perry Mason. Ora la Costituzione si allinea a quella svolta e la completa".