L'accozzaglia unita solo dall'odio

Ammucchiata doveva essere e, alla fine, ammucchiata è stata.

L'ammucchiata contro la destra

Ammucchiata doveva essere e, alla fine, ammucchiata è stata. A tutti i costi. Anche se il prezzo da pagare è quello di perdere la faccia o, quantomeno, farla diventare di bronzo. Che è quello che ha fatto Enrico Letta, giocando su tre tavoli con un solo scopo: cercare di fermare il centrodestra.

A oggi il Pd ha stretto un accordo con il sedicente liberale Carlo Calenda, ma ne ha anche stretto uno con i post comunisti di Sinistra Italiana e con i fondamentalisti ecologisti di Bonelli e un altro con gli inqualificabili (per evidente mancanza di programma e idee) Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Ci mancano solo gli ultimi reduci contiani dei Cinque Stelle, ma non escludiamo che il leader del Pd, prima o poi, spalanchi le porte della sua coalizione anche a loro.

Non è necessario essere raffinati politologi per capire che questi signori non hanno nulla in comune tra loro, se non l'odio nei confronti di Berlusconi, Meloni e Salvini. Unico collante che, tuttavia, non basta a tenere insieme una accozzaglia che va dal centro alla sinistra più radicale. Molti di loro, nel corso degli anni, si sono più o meno cordialmente detestati. Non più tardi della settimana scorsa il leader di Azione chiedeva a Letta di non candidare Fratoianni («ha votato 55 volte la sfiducia a Draghi»), Bonelli («non vuole il termovalorizzatore») e il leader di Impegno Civico («che ha distrutto tutto il lavoro che abbiamo fatto al Mise»).

Noi siamo d'accordo con lui, ma è lui a non essere più d'accordo con se stesso. A meno che - ce lo auguriamo - non decida di togliere il disturbo, salutare Letta e compagni e tornare in quel centro che almeno in teoria, doveva essere la sua collocazione politica naturale. Recuperando almeno una parte della dignità perduta. Anche perché la riedizione della gioiosa macchina da guerra è solo una tristissima macchina da disfatta, una pagliacciata alla quale - lo dimostrano tutte le rilevazioni statistiche - gli italiani non credono.

La «mostrificazione» del centrodestra è un trucco comunicativo che fa acqua già in campagna elettorale e non è certo un programma di governo. Non siamo così romantici da pensare che le coalizioni politiche debbano essere animate unicamente da sentimento, ma non siamo neppure così cinici da non renderci conto che quelle fondate solo sul risentimento non vanno da nessuna parte.

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