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L'Anm elegge il duro Tango. "Fiducia della società civile"

Aveva parlato di rischio di "deriva autoritaria" col Sì. Ma ora smorza i toni: "Non siamo un partito politico"

L'Anm elegge il duro Tango. "Fiducia della società civile"
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È il giorno della celebrazione della vittoria del No, degli abbracci, dell'inizio di "una nuova fase"; dell'uscita di scena tra gli applausi del presidente Cesare Parodi, che lascia per ragioni personali, e dell'elezione quasi unanime del nuovo numero uno dell'Anm, Giuseppe Tango.

Il primo direttivo dell'associazione dopo il referendum acclama lui, 43 anni, giudice del lavoro a Palermo, espressione, come il predecessore, di Magistratura Indipendente. Appassionato sostenitore del No nella campagna referendaria, aveva parlato di "rischio di deriva autoritaria" se fosse passata la riforma. Qualche ora prima di essere eletto, ha salutato i colleghi del direttivo con un "BuongiorNO", sottolineando il senso della battaglia vinta: "Assaporiamo questi momenti - ha aggiunto -. Fermiamoci a contemplare la grande bellezza di tanti giovani che non hanno ascoltato gli slogan mendaci trasmessi a reti unificate. Abbiamo contribuito a scrivere una appassionata lettera d'amore alla Costituzione e cittadini ci hanno ascoltati. È un patrimonio che non va disperso. Le conseguenze della riforma sarebbero state irreversibili". Poi, quasi commosso per il nuovo incarico, da neo numero uno del sindacato delle toghe ha auspicato l'apertura di una stagione di dialogo: "Da domani tutti al lavoro insieme agli altri attori della giurisdizione per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia, dei cui problemi siamo consapevoli perché li viviamo quotidianamente. Dobbiamo dimostrare di essere all'altezza della fiducia dei cittadini, rendere ancora più credibile ai loro occhi la magistratura". Per farlo bisogna "riannodare i nodi di un autentico dialogo con la politica". Ma, ha assicurato, "l'Anm non è e non sarà mai un partito politico".

Si guarda ora a un nuovo tavolo con il governo ripartendo dagli otto punti che un anno fa l'Anm aveva portato a Palazzo Chigi. Il giovane leader raccoglie il testimone da Cesare Parodi, accolto da una standing ovation. "I cittadini ci hanno dato una straordinaria apertura di credito - ha detto Parodi - sta a noi meritarlo. È una delega forte quella dei cittadini, ma non in bianco. La vittoria genera una responsabilità ulteriore. Se dopo il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora questa fiducia è destinata a venire meno".

Quanto al timore di una nuova stagione di scontro tra politica e magistratura, espresso all'indomani del voto dal sottosegretario alla presidenza Consiglio Giovanbattista Fazzolari, che aveva parlato del rischio di "un'azione ancora più invasiva" delle toghe verso i provvedimenti del governo in tema di immigrazione, Parodi ha smorzato: "È un timore ingiustificato. Credo che invece i magistrati continueranno semplicemente ad applicare la legge". E ancora: "Noi non avremo mai un ruolo politico, che in nessun modo ci compete". Gli interventi degli altri membri del direttivo seguono lo stesso filo conduttore: non disperdere il risultato del referendum, tornare a parlare di efficienza della giustizia. I cori dei magistrati di Napoli che hanno esultato sulle note di Bella Ciao? Liquidati come "eccessi di generosità e passione". I discorsi si concludono tutti con gli applausi, tranne uno. Quello di Natalia Ceccarelli, che si era schierata per il Sì e si era sentita dire "sei patetica" dal magistrato Antonio Ardituro, durante un confronto sulla riforma. Ieri ha rassegnato le dimissioni dal direttivo e mentre spiegava le sue ragioni, diversi esponenti hanno lasciato la sala. Unico a sostenere la collega, Andrea Reale di Articolo 101, il gruppo nato contro le correnti di cui fa parte la stessa Ceccarelli: "Le macerie continuano a farsi sentire all'interno e all'esterno dell'Anm. Il Paese è spaccato in due.

Chi sconta il prezzo più salato sono magistrati e avvocati, divisi in uno scontro ideologico senza precedenti. Va recuperato il dialogo", auspica Reale. Che solleva un tema di "rigenerazione morale interna ineludibile".

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