Questa è la terza volta in cui qualcuno cerca di uccidere Donald Trump, ora a Washington dove nel 1981 Reagan fu ferito in un attentato. Altre volte gli iraniani hanno cercato di eliminarlo. Come ha detto Trump nella conferenza stampa da sopravvissuto, chi cerca di fare qualcosa di eccezionale rischia spesso la vita; fa arrabbiare i nemici. Molti presidenti americani sono stati oggetto di odio furioso in cui si sommano antiamericanismo e ideologia: Vietnam e Iraq sono costate insulti infiniti a Johnson e Bush.
Con Trump è diverso: è sberleffo, rifiuto, paura. La spinta a eliminarlo dalla scena non è confinata a manifestazioni di sinistra, anche se l'attentatore ama Kamala Harris. La speranza di vederlo sparire è psicologica, condivisa da schiere di politici. L'antipatia crea motivi di aggregazioni inesistenti in Europa, la dichiarazione che comunque Trump non lo puoi soffrire è preventiva alla cena. È legittimo rifiutare la sua politica, ma spesso disturba che sia americano, ricco, abbia una moglie bella e una mimica da cow boy viziato. Il suo scompiglio dell'ordine mondiale è antipatico, perché colpisce un equilibrio illusorio, quello in cui la pace deve realizzare un ipotetico incontro fra mondo cristiano e islamico. La guerra è lunga, lui prende tempo e questo viene visto come incapacità, reagisce alla prepotenza iraniana e gli vengono addossate le colpe del blocco energetico, contesta il possesso dell'uranio arricchito e gli dicono contro tutte le prove. Trump ha immaginato un mondo in cui l'Iran sia battuto: dove non ci siano più stragi di donne e omosessuali e dissidenti con la pena di morte, armi potentissime per distruggere prima Israele e poi il resto dei Satana che non si convertono, in cui non ci siano attacchi di massa a americani ed ebrei, spariscano i terroristi di Hamas e Hezbollah. La strada è lunga, ma chi ha detto che sia "illegale"? Clinton ha bombardato il Kosovo per 78 giorni, Obama la Libia, Biden ha attaccato Houthi e milizie in Iraq. Con questo non è obbligatorio che Trump piaccia e la sua guerra cerca vantaggi concreti per il suo Paese, ma l'impresa non ha nessuna ragione di divenire un elemento di biasimo internazionale, di sberleffo, di incitazione alla violenza.
Invece già prima dell'elezione Macron mise in guardia, Scholz disse che "gli Usa non garantiscono sicurezza", Kallas addirittura che "il mondo ha bisogno di nuovi leader". Questo origina una volgarità per cui su Trump si deve dire solo qualcosa di feroce, "fascista" o pieno di commiserazione, "povero scemo", e ci si trova con Robert De Niro che grida: "Fuck Trump", Madonna con "ho pensato molto a far esplodere la Casa Bianca", a Jhonny Depp "quand'è l'ultima volta che un attore ha assassinato un presidente?".
L'Italia è campione di raffigurazioni grottesche di Trump che si
trasformano in violenza. Nessuno sa più chi è veramente un presidente che ha tentato la strada coraggiosa e rivoluzionaria dell'eliminazione del regime iraniano, la più odiosa fra le dittature, la più pericolosa per il mondo.