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L'arcobaleno va in soffitta. Tornano "mamma" e "papà"

Il governo chiarisce: ok la direttiva Salvini del 2019, niente diciture "genitore 1" e "genitore 2"

L'arcobaleno va in soffitta. Tornano "mamma" e "papà"

Sulla carta d'identità resta la dicitura madre/padre. Non ci sarà scritto genitore 1/genitore 2, come stabilito da una recente sentenza del Tribunale di Roma che ha dato ragione a due mamme sconfessando il Viminale e invitando il ministero a correggere il software per garantire l'inclusione dei genitori gay. Una modifica che non avverrà, hanno stabilito ora i ministeri dell'Interno e della Famiglia, decisi a blindare il decreto firmato da Matteo Salvini nel 2019 per impedire qualifiche «neutre» sui documenti delle famiglie Lgbtq+. Il ministro delle Infrastrutture e leader leghista ha accolto con entusiasmo la scelta dell'esecutivo, rimarcando la sua posizione con un tweet: «Mamma e papà, le parole più belle e dolci del mondo, non si toccano».

Come ha spiegato a Repubblica la ministra della Famiglia Eugenia Roccella, la decisione dei giudici riguarda infatti il singolo caso, dunque per la coppia che ha fatto ricorso, non per tutte quelle formate da due mamme e due papà. Chi non vorrà vedere scritto madre/padre sui documenti dei propri figli dovrà fare ricorso, come hanno fatto un mese e mezzo fa le due donne della sentenza «pilota» rimasta però sulla carta visto che - come hanno denunciato - l'Anagrafe del Comune di Roma non può iscriverle finché il Viminale non cambierà i moduli e il software per la carte d'identità elettronica. Del resto già a novembre l'esecutivo aveva espresso forti perplessità sulla sentenza, ponendo l'accento su «evidenti problemi di esecuzione», che avrebbero tra le altre cose potuto mettere a rischio il sistema di identificazione personale.

La strada del ricorso, denuncia l'Arcigay, rischierebbe però di discriminare le famiglie che non hanno possibilità economiche per rivolgersi al giudice. Per Rosario Coco, presidente di Gaynet, così «il governo mette alla gogna i figli e le figlie delle famiglie arcobaleno». «In pratica - sostiene - per evitare un documento falso ai loro figli e figlie, le famiglie arcobaleno devono passare da un tribunale spendendo migliaia di euro. Sembra di commentare un film distopico ma purtroppo è la realtà. La maggioranza rimane incollata a un familismo grottesco e fuori dal mondo, visto che in Italia secondo l'Istat le persone che vivono da sole superano le coppie con bambini. Prima di stracciarsi le vesti per l'inverno demografico, Roccella e Meloni riconoscano subito gli stessi diritti a tutti i bambini e le bambini e le stesse responsabilità a chi vuole essere genitore». Soddisfatte le associazioni che difendono le famiglie tradizionali, come Pro Vita&Famiglia Onlus. «Accogliamo con favore - dice il portavoce, Jacopo Coghe - il chiarimento del governo che, con le parole dei ministri Piantedosi e Roccella, ha ribadito che sui documenti rimarrà la dicitura madre e padre, anziché l'aberrante e ideologico genitore 1 e genitore 2. Il decreto del 2019 dell'allora ministro dell'Interno Salvini non va toccato perché è una decisione di civiltà che tutela le famiglie e soprattutto i bambini, che hanno diritto ad avere una madre e un padre. La legge, infatti, riconosce che i figli nascono solo da un uomo e da una donna, sbarrando la strada a derive ideologiche e anti-scientifiche, che vorrebbero legittimare le adozioni per coppie omosessuali o pratiche disumane come l'utero in affitto. Ci auguriamo che il governo mantenga questa linea, senza però cedere ad eventuali aperture individuali, come ipotizzato. La legge va rispettata sempre e in ogni caso. Riconoscere termini diversi da madre e padre solo sulla base dei ricorsi delle coppie omogenitoriali significherebbe, al contrario, aprire spiragli di legittimazione che metterebbero a repentaglio i bambini e quanto di buono fatto finora per tutelarli».

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