
Un turco, che porta una pistola con 14 proiettili in un trolley, lasciandolo in stazione, probabilmente per una consegna, il giorno prima dell'arrivo di Papa Francesco a Trieste un anno fa. L'allarme di intelligence su un "possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice". Allarme confermato al Giornale di una segnalazione arrivata ai nostri servizi poche settimane prima, da un paese del Medioriente, relativa ad un piano dell'Isis-K, costola afghana dello Stato islamico, per colpire Papa Francesco in Italia. Il turco, Hasan Uzun, 46 anni, viene individuato dopo mesi di indagini e arrestato in Olanda per poi essere estradato in Italia, dove si trova in isolamento nel carcere di Trieste. Il quotidiano del capoluogo giuliano, Il Piccolo, ieri titolava ad effetto: "Preparavano un attentato a Papa Francesco a Trieste". Poche ore dopo la Questura conferma l'arresto del turco, ma specifica che "all'esito delle investigazioni nessuna evidenza è emersa in ordine a progettualità ostili o omicidiarie nei confronti del Santo Padre". Uzun rimane un mistero. Secondo l'Interpol sarebbe collegato all'Isis Khorasan, un'altra nota informativa lo avrebbe collegato ai Lupi grigi e in Turchia lo considerano solo un criminale. Il comunicato della Questura conferma che "sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo".
Le sue mosse, però, sono un'incredibile coincidenza con la visita di Papa Francesco a Trieste del 7 luglio 2024 per la cerimonia di chiusura della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia. Il giorno prima, come rivela il Piccolo, Uzun, in possesso di due passaporti, arriva nella stazione ferroviaria di Trieste, quando l'allerta è massima. Trasporta un trolley con vestiti, scatola di scarpe, ma pure una pistola e 14 colpi. Secondo il Piccolo è un'automatica CZ modello 7B calibro 9 Luger. Gli investigatori lo individueranno grazie alle telecamere di sorveglianza. Poco prima delle 16 lascia il trolley nel bar della stazione. "Si guarda in giro e controlla il cellulare" riporta Il Piccolo, come se attendesse qualcuno. Poi esce dalla stazione e sembra alla ricerca di un contatto. Qualcuno si avvicina al trolley, volutamente lasciato al bar, ma solo "due individui sembrano interessati al bagaglio". Però si allontanano e subito dopo una dipendente, che deve chiudere il locale nota il bagaglio incustodito. E avvisa gli agenti della Polfer. Nel frattempo il turco, che non ha parenti, amici o motivi evidenti per essere arrivato a Trieste, torna indietro "ma si imbatte nella polizia e fa dietrofront guadagnando l'uscita principale della stazione" riporta il quotidiano. L'aspetto incredibile è che la barista chiude in anticipo il locale solo il 6 luglio, il giorno del trolley e così la polizia scopre che dentro c'è una pistola con 14 proiettili.
Non solo: Uzun, saltata la probabile consegna, va in un negozio vicino per comprare una sim, scrive ancora Il Piccolo, tirando fuori un rotolo di banconote da 500 euro. E "poi distrugge la scheda già inserita nel suo smartphone sostituendola con quella nuova". Alle 17.05 prende un Frecciarossa diretto a Milano accompagnato da un uomo con "una camicia celeste" ed uno zaino, che poi gli investigatori individueranno con il turco nel capoluogo lombardo e il giorno dopo verso la Svizzera, sempre in treno. Uzun però viene fermato alla frontiera per documenti irregolari e fotosegnalato. L'indagine diventa internazionale e da Trieste viene emesso un mandato di arresto europeo con "allerta rossa" dell'Interpol. Uzun finisce in manette in Olanda il 3 aprile di quest'anno e viene estradano il 27 giugno. Oggi è rinchiuso nel carcere di Trieste.
Il suo nuovo avvocato, Lucrezia Chermaz, l'ha incontrato ieri e spiega al Giornale: "Sostiene che la pistola non sia sua e che qualcuno deve averla messa nel trolley. Non riesce a capire come possa essere stato messo in mezzo a un complotto dell'Isis".