"Le portaerei statunitensi rientrano nel raggio d'azione dei nostri missili" ha annunciato Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema, Ali Khamenei. E ha ragione anche se l'Iran dispone di un arsenale limitato di missili anti nave come il Khalij Fars, Hormuz-2 e Zolfaghar Basir. I più pericolosi Cruise, da crociera, Noor, Ghader, Ghadir, e Abu Mahdi dovrebbero colpire alcune zone critiche come il ponte o la linea di galleggiamento, ma non sono mai stati messi alla prova in combattimento.
Gli ayatollah, nonostante i danni subiti nella guerra con Israele, hanno ripristinato le scorte e avrebbero fra i 2mila e 3mila missili balistici. Il rapporto reso noto questo mese dal Centro per la difesa e strategia Gemunder elenca 8 tipi di missili balistici a corto raggio con gittata da 300 a 1000 chilometri e altrettanti a medio raggio che arrivano fino a 3mila chilometri come il letale Khorramshahr.
In teoria potrebbe colpire tre quarti dell'Italia. Il Fattah 1 ha la testata minore di 350 chili di esplosivo, ma i balistici più evoluti come il Shabab 3 e il Khorramshahr trasportano fra i 1000 e 1500 chili. Assieme al Sejjil, i balistici più grandi possono venire armati anche con testate nucleari. L'arsenale missilistico iraniano deriva dalla sanguinosa guerra con l'Iraq degli anni ottanta, quando gli Scud di Saddam piombavano su Teheran. Da allora i Pasdaran, che hanno il comando delle forze aereo-spaziali, hanno incrementato e migliorato i vettori grazie all'aiuto nord coreano, cinese e russo. Pechino ha aiutato anche nell'ultimo anno gli iraniani con la fornitura di materiale per la produzione di missili a combustibile solido, i più pericolosi.
Dopo la guerra dei 12 giorni con Israele i Pasdaran hanno rimpiazzato gran parte dei lanciatori mobili distrutti dai raid. Il rapporto del centro Gemunder stima che per i missili con la gittata più ampia siano stati rimessi in linea fra i 200 e 260 lanciatori. Non solo: le forze missilistiche iraniane sono nascoste sotto terra in 24 siti nell'Iran occidentale come il completo di tunnel e bunker nel canyon di Konesh. Vere e proprie "città dei missili" sotterranee pure nella zona meridionale in cinque aree con un dedalo di gallerie, come il complesso di Haji Abad predisposto per obiettivi nel Golfo Persico. I missili "Emad, e probabilmente il Kheibar Shekan, sono dotati di sistemi di rientro manovrabili che migliorano la precisione e la capacità di sopravvivenza - si legge nel rapporto - consentendo alle loro testate di modificare la traiettoria nella fase terminale, offrendo all'Iran una maggiore capacità di eludere le difese aeree avanzate statunitensi o israeliane".
Quelli da crociera capaci di volare a bassa quota e difficilmente intercettabili sono cinque per colpire porti, città costiere, basi, terminali energetici e navi.
I più pericolosi sono il Paveh con 200 chili di esplosivo e il Soumar di derivazione russa. A fianco delle unità missilistiche sono schierati circa 80mila droni kamikaze, che vengono prodotti con un ritmo di 400 al giorno.