In un momento in cui i rapporti tra Londra e Washington attraversano una delle fasi più delicate degli ultimi decenni, Carlo III punta sulla diplomazia della corona per salvare la "special relationship" con gli Stati Uniti. E Donald Trump apprezza, dicendo al Re che "non abbiamo un alleato più stretto della Gran Bretagna". "Nei secoli trascorsi dalla nostra indipendenza, gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici", ripete il presidente Usa in un passaggio del discorso che sembra voler appianare le recenti tensioni con il governo inglese sulla guerra contro l'Iran, definendo "un grandissimo onore avere qui i reali".
Carlo è il secondo monarca britannico nella storia a prendere la parola davanti al Congresso, dove pronuncia un discorso carico di significato, sottolineando l'importanza dell'unità con gli Stati Uniti, che "più e più volte i nostri due Paesi hanno trovato il modo di collaborare", e ricordando i valori condivisi di tolleranza, libertà e uguaglianza.
La visita di stato di quattro giorni con la Regina Camilla, iniziata lunedì con un tè informale, punta a superare la distanza tra il tycoon e il premier Keir Starmer. Washington ha ripetutamente criticato Londra per non aver sostenuto l'offensiva militare contro Teheran, e un'email interna del Pentagono ha lasciato intendere che gli Usa potrebbero rivedere la loro posizione sulle isole Falkland. Carlo nel suo intervento ricorda che "ci incontriamo in tempi di grande incertezza", con la guerra in Ucraina e quella in Iran che "pongono immense sfide per la comunità internazionale". Sebbene scritto su consiglio del governo di Londra, gran parte del linguaggio e del tono provengono dallo stesso Re, come riferisce una fonte di Buckingham Palace. Downing Street spera che la visita rafforzi le relazioni transatlantiche facendo leva sulla stima di Trump per la famiglia reale: spesso il comandante in capo ha definito Carlo un "grande uomo", e durante la celebrazione ufficiale alla Casa Bianca, ricorda Elisabetta II definendola una "persona speciale che ho avuto l'onore di conoscere, e che manca moltissimo". E il sovrano ha ribadito che "il legame tra Stati Uniti e Gran Bretagna è indistruttibile". I monarchi britannici sono costituzionalmente tenuti a restare al di sopra della politica, eppure la presenza di Carlo III proietta una forma di soft power tanto che la ministra degli Esteri Yvette Cooper, al garden party di lunedì presso la residenza dell'ambasciatore britannico, ha parlato di una visita cruciale per i legami tra i due popoli.
Il filo conduttore dell'intervento è che, nonostante i momenti difficili, Usa e Regno Unito possono difendere e riaffermare insieme i valori condivisi per creare sicurezza e prosperità per sé e per il mondo, con il Re che definisce la loro alleanza "una delle più grandi della storia dell'umanità". Prima di Carlo solo sua madre si rivolse al Congresso nel 1991, due mesi dopo la fine della Guerra del Golfo, e ricevette tre standing ovation, un record che il figlio ieri ha ampiamente superato. Trump e il Re si vedono anche per un bilaterale nello Studio Ovale, e in serata è il turno di un sontuoso banchetto sempre alla Casa Bianca.
Oggi, invece, i reali saranno a New York per commemorare le vittime dell'11 settembre 2001, e il viaggio si concluderà giovedì in Virginia con un incontro dedicato alla conservazione ambientale, tema caro a Carlo da decenni.