Non solo una quasi crisi di governo, con i laburisti stessi che hanno sconfessato, pubblicamente e in più occasioni, il primo ministro inglese Keir Starmer. Adesso ci si mettono anche i super ricchi a certificare un fallimento di natura fiscale e di "opportunità" per il Regno Unito che rischia di avere effetti collaterali a catena (borsa inclusa). Lo sconfortante quadro è stato rivelato dalla classifica del Sunday Times sui 350 paperoni del Regno Unito, secondo cui si sta verificando un massiccio esodo di super-ricchi dall'isola. Il motivo? I nuovi e pesanti balzelli imposti dalla cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, contestata titolare delle Finanze nel governo laburista guidato da Starmer.
Quella classifica dice che un terzo dei cittadini britannici, circa 111 persone, non risiede più sul territorio dopo la stretta fiscale laburista e 15 cittadini stranieri presenti nella Rich List del 2025 stati depennati dall'attuale elenco dal momento che non risultano più domiciliati in UK.
Al primo posto della classifica resta ancora la famiglia britannica di origine indiana degli Hinduja, con un patrimonio da 38 miliardi di sterline, al secondo posto i fratelli David e Simon Reuben, finanzieri londinesi di radici familiari indo-iracheno-ebraiche con quasi 28 miliardi di pound. Stabile al terzo posto sir Len Blavatnik, di origini sovietiche, con 26,8 miliardi di sterline.
Da segnalare come nuovo ingresso nella top ten al sesto posto, con oltre 18 miliardi di sterline, il cripto-miliardario Christopher Harborne, apertamente sostenitore di Nigel Farage, leader del movimento trumpiano Reform Uk che ha sbancato alle scorse elezioni municipali, diventando il primo partito e potenzialmente a un passo dalla maggioranza, se si votasse oggi per le politiche.
Dunque un disastro firmato Starmer, che in meno di un anno e mezzo si è visto più che dimezzato il consenso popolare e quello politico, con la debacle alle recenti elezioni amministrative che ha fatto agitare lo spettro di dimissioni. Passo indietro che il laburista non intende compiere, almeno fino ad ora.
Altro che colpa della Brexit: adesso i possessori di ingenti patrimoni vedono come fumo negli occhi la manovra iper austeritaria di Downing street, che già nei giorni scorsi aveva scatenato le proteste dell'associazione nazionale dei pub, costretti a chiudere per le troppe norme e tasse. Trema la City, altamente preoccupata che la fuga di nomi altisonanti possa impattare negativamente sulla competitività economica nazionale, già messa a dura prova dalla crisi energetica a Hormuz.
Chi continuerà ad approfittare di questa tendenza è l'Italia, che applica la flat tax da 300mila euro proprio al fine di attirare gli ultra milionari nel Belpaese e nonostante il fatto che la cosiddetta tassa
piatta sia stata triplicata (era inizialmente di 100mila). Mossa con cui i governo Meloni ha permesso a Milano di sostituirsi a Londra come nuovo avamposto per la residenza fiscale di chi ha più di nove zeri disponibili.