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L'autosuggestione del No: "Vinciamo". Ed è scontro sui "sondaggi falsi"

La partita attorno al voto dei moderati e le ultime sentenze dei magistrati. Rosato: "Vince chi farà meno autogol"

L'autosuggestione del No: "Vinciamo". Ed è scontro sui "sondaggi falsi"
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Davanti alla porta dell'ufficio postale di Montecitorio Dario Franceschini, considerato il von Clausewitz del Pd, recita il mantra con cui gli ultras del No si preparano alla battaglia. "Il referendum - dice sicuro - la Meloni lo perde. Anzi lo ha già perso. È caduta come una fessa nel tranello che gli abbiamo teso quando ha accettato di politicizzare il referendum. Noi lo abbiamo politicizzato cinque mesi fa. Loro lo fanno in ritardo: sbagliando". Anche Arturo Parisi, che ideò i piani dell'Ulivo di Prodi condivide la stessa dottrina militare: "La politicizzazione non aiuta il Sì. Uno sbaglio che la vicinanza con Trump, un vero handicap, moltiplica". Un compendio lo offre un altro Pd che si aggira in una Camera deserta. "Alzando i toni - osserva Matteo Orfini - il centrodestra mobilita i nostri, i 12 milioni che hanno votato contro il Jobs Act, fa ritrarre i moderati dal desiderio di votare Sì".

Più che una "strategia" è un "credo" condito da tanti "noi", il soggetto collettivo con cui gli schieramenti si danno forza. La determinazione finisce, però, per trasformarsi in una convinzione che non lascia dubbi sull'esito della battaglia. Il punto è che la linea che divide la sicurezza dalla sicumera è sottile e può anche essere la premessa di una cocente delusione che muta la sconfitta in rotta.

Il "credo" del No, però, un risultato l'ottiene: rende il Sì nervoso e il "nervosismo" è foriero di errori. Ragion per cui l'ordine prioritario è contestare i dati dei sondaggi del No. In tutti i modi. "I sondaggi che agitano sono falsi - si inalbera Enrico Costa -, pagati per creare atmosfera. Siamo avanti ancora di sette punti". Accanto a lui un altro forzista, Zanettin, annuisce: lui la battaglia referendaria la vive in casa visto che il suocero, l'arcifamoso avvocato Coppi è per il No ("gli piace - sospira il genero - distinguersi"). Il referendum divide, spacca solidarietà. "Ho chiesto a Mastella - racconta Bobo Craxi - perché è per il No e lui mi ha risposto: Tengo famiglia".

Solo che i sondaggi che vedono i due schieramenti appaiati, quelli che piacciono al No, fatalmente condizionano la strategia del Sì. Il livello dello scontro si è alzato al punto da far intervenire Mattarella. E a far sorgere il dubbio. "Se ci conviene politicizzare? È un dilemma - risponde Donzelli, mente organizzativa della Meloni - ma se poi ti arrivano tre sentenze tutte uguali, una appresso all'altra, che fai, non dici quello che pensi?!".

Donzelli si riferisce ai "video" della premier contro la magistratura che ha condannato lo Stato ai risarcimenti di un immigrato algerino con 23 condanne penali sulle spalle e una Ong che trasportava migranti clandestini. Poi c'è stata l'uscita di Nordio contro il Csm, quella adottata da Prodi per motivare l'endorsement per il No. "Non li seguirei sul loro terreno - osserva De Corato di Fdi - , non conviene. Mi meraviglia Nordio, un magistrato. Così ti becchi l'intervento di Mattarella che è dalla loro parte". "Dobbiamo essere tranquilli - ripete Lupi - se esasperiamo i toni l'elettore moderato non vota. Sono fiducioso anche perché se va male sono caz".

E pensare che la strategia del Sì era tutt'altra. "Nella prima riunione della cabina di regia della campagna - racconta Simonetta Matone, magistrata in Parlamento - con Mantovano, Donzelli e Arianna Meloni l'idea era diversa: Non la buttiamo in politica, i leader non debbono parlare, eleganza. Poi ne è uscita la campagna più truce della storia. Con l'uscita di Gratteri vincevamo 10 a zero, con quella di Nordio siamo al 10 pari. Calma! Rischiamo di far restare a casa gli indecisi. Sono andata in una parrocchia per un confronto c'era pure l'ex-presidente Rai, Zaccaria. Mi sono portata trenta carampane come claque, una del No, vestita tutta Miuccia Prada, invece, un centinaio di persone: non mi hanno fatto parlare. L'aria è brutta.

Ricordo che al commiato del procuratore di Roma Pignatone è intervenuto un aggiunto di Milano famoso per dire: Siamo come nel feudalesimo, abbiamo occupato tutti i feudi importanti, se oseranno fermarci avranno pane per i loro denti".

Se questa è l'aria abbassare i toni sarà arduo. Chi vincerà? "Chi farà meno autogol" scommette l'ombra di Calenda, Ettore Rosato.

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