L'avanzata della Meloni: "Al Sud Fratelli d'Italia è già primo partito"

Il politologo della Luiss e fondatore del centro italiano studi elettorali, Roberto D'Alimonte, rivela: "La Meloni è diventata un competitore agguerrito di Salvini"

L'avanzata della Meloni: "Al Sud Fratelli d'Italia è già primo partito"

Fratelli d'Italia avanza e "ruba" consensi alla Lega di Matteo Salvini, tanto che "al Sud la Meloni era già al 24%" a marzo. Ad analizzare la situazione, in un'intervista a Italia Oggi, è Roberto D'Alimonte, politologo dell'Università Luiss, fondatore del Cise, il centro italiano studi elettorali, che non si ritiene per nulla sorpreso da questa nuova tendenza, dato che "già a marzo un sondaggio che ho fatto la dava oltre il 19%".

Dati che mostrano "una indubbia tendenza alla crescita della Meloni, ma ora siamo nell'ambito di una variazione percentuale a livello nazionale". Indubbiamente, sottolinea D'Alimonte, c'è un "mutamento in campo, ma non va neppure sovrastimato e non si possono meno che mai tirare conclusioni". La crescita di Fratelli d'Italia è registrata un po' su tutto il territorio, ma è al Sud che ha raggiunto il picco del 24%. Così, la Meloni è diventata "un competitore agguerrito" di Matteo Salvini. L'ultimo sondaggio Swg ha dato la Lega al 21%, in leggera decrescita, Fratelli d'Italia al 19,5%, in salita, il Pd a 19,2%, mentre i 5 Stelle al 16,8%. Il quadro mostra il sistema partitico strutturatori negli ultimi mesi, assumendo "uno schema di quadriglia bipolare: quattro partiti in due poli. In ciascuno di questi poli ci sono rapporti difficili tra i protagonisti, ma i rapporti di forza tra di loro sono più o meno stabili".

Ma la crescita del partito non basta. La Meloni, infatti, si è detta pronta anche a fare il premier. "Se il centrodestra dovesse vincere- precisa D'Alimonte- non le basterà avere un punto in più di Salvini per diventare premier". Infatti, secondo il politologo, ciò che conta ora è l'Europa e la politica fiscale che emergerà dopo l'emergenza pandemica: "Questo è il punto cruciale che deciderà chi diventerà presidente del consiglio. In Italia non sono gli elettori a scegliere il premier, non c'è l'elezione diretta. La nomina spetta al presidente della Repubblica. E che sia ancora Sergio Mattarella o Mario Draghi o Marta Cartabia non cambia: le credenziali europee sono fondamentali". Salvini, dal canto suo, "ha una componente europeista" e ha appoggiato il governo Draghi: due mosse che potrebbero rivelarsi vincenti in futuro.

Dall'altra parte, non se la passano meglio Pd e 5 Stelle, con un rapporto reso difficile da due fattori: da una parte, la situazione creatasi nel Movimento 5 Stelle, con divisioni interne e il problema Rousseau; dall'altra, "l'ostilità della base dei due partiti a una collaborazione strutturale". Ma sarà diffice, a livello nazionale, la possibilità di correre da soli per entrambi i partiti:"Il Pd con il suo 20% non va da nessuna parte- spiega D'Alimonte- Per sperare di giocarsela ha bisogno e ha bisogno dei 5stelle, se il sistema elettorale non cambia".

Così restano Lega e Fratelli d'Italia: "Di Fratelli d'Italia sono certo- conclude l'esperto- Del resto anche la Lega con il maggioritario ha buoni margini per vincere nel centrodestra. Ma rischia di vincere arrivando secondo, dopo la Meloni".

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