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Legami e incontri di Baya con i terroristi

La sua associazione chiedeva il 5x1000, ma in quella moschea pregava Hannoun

Legami e incontri di Baya con i terroristi
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Brahim Baya, il fu predicatore islamico di Torino (non ama questo appellativo), è stato uno dei volti del No al referendum sulla giustizia. Un ruolo che ha svolto con più diligenza di molti esponenti politici, cercando di far leva su ogni appiglio, realizzando continui contenuti per i suoi utenti, parlandone in ogni piazza, facendo credere che il male da sconfiggere fosse il Governo Meloni. Impartiva lezioni di democrazia, spiegava come tutelare la Costituzione. Tutto ciò mentre elogiava i missili iraniani, la resistenza palestinese, quella libanese, quella iraniana. E pensare che c'è anche chi (forse) lo ha ascoltato. Si è quindi schierato al fianco di ogni forma di regime, con quei paesi per cui la democrazia è un lontano ricordo o un miraggio impossibile. Beh, in Italia succede anche questo. Ma quali sono i suoi legami con il terrorismo palestinese? Oltre ad elogiare Yaya Sinwar, mente dell'attacco del 7 ottobre, ha manifestato il suo sostegno per Mohamad Hannoun e gli altri suoi sodali oggi in carcere (o indagati) per essere parte della cupola di Hamas in Italia. Baya ha recentemente smentito di essere il portavoce di luoghi di culto nel capoluogo piemontese, ma Il Giornale è in grado di ricostruire che sia stato proprio lui ad avere (da tempo) un ruolo di primo piano nell'Aia, l'Associazione islamica delle Alpi, che in passato ha anche promosso campagne per ricevere il 5x1000: "Da 25 anni AIA, grazie ai suoi numerosi volontari e ai suoi 4 centri di comunità e di attivismo (Taiba, Rayan, Yalla Aurora e Settimo), è impegnata con progetti concreti in favore di bambini, giovani, famiglie contribuendo alla coesione sociale e alla convivenza proficua nella società", scriveva il profilo ufficiale dell'ente nel 2023.

E, a quell'ente, come scrivono proprio loro, è legata la moschea Taiba di Torino. La medesima in cui, come si evince dalle foto, hanno militato Hannoun, Roberto Hamza Piccardo (uno dei fondatori dell'Ucoii), Izzedin Elzir, imam di Firenze e Riyad Albustanji, chiamato "lo sceicco". Quest'ultimo è stato ritratto con i mitra dei terroristi tra le mani ed è considerato il punto di raccordo tra i volti italiani e le brigate Al-Qassam, ovvero il braccio armato dell'organizzazione terroristica.

Veniva in Italia (non era stabilmente qui ma faceva base in Norvegia), era accolto come un eroe, teneva i suoi sermoni, poi raccoglieva i soldi e li portava all'estero. Cosa ci facevano personaggi di spicco del terrorismo islamico in un centro torinese in cui oggi, così come all'epoca, milita Baya? Si può escludere ogni forma di legame tra le donazioni raccolte in quel centro e il giro di denaro della Abspp (l'associazione che i terroristi avrebbero usato, stando all'accusa, per ricevere e poi far convergere il denaro a Gaza)?

A questo va aggiunta la vicinanza di Baya all'imam della moschea torinese di Via Saluzzo, Mohamed Shahin, che lo stesso Viminale ritiene un esponente della Fratellanza Musulmana e un pericolo per

la sicurezza nazionale.

Per Shahin era stata disposta l'espulsione, bloccata poi dalle toghe torinesi. Che quadro ci restituiscono le compagnie di Baya? Chissà se la Procura di Torino considererà rilevanti certi elementi.

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