Il lento risveglio del piccolo scampato. "Prognosi riservata ma cauto ottimismo"

Diminuiti progressivamente i farmaci al bambino di cinque anni. Un'équipe psicologica affianca i medici. Niente autopsia sulle vittime

Il lento risveglio del piccolo scampato. "Prognosi riservata ma cauto ottimismo"

È incominciata ieri la nuova vita di Eitan Biran, il bambino di cinque anni che è l'unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone in cui sono morti anche papà Amit, che probabilmente lo ha salvato con il suo ultimo abbraccio, la mamma Tal, il fratellino più piccolo Tom e i bisnonni Barbara e Itshak. È iniziata con il lento risveglio dal coma farmacologico, ottenuto «con la riduzione progressiva dei dosaggi dei farmaci che lo stanno tenendo in coma farmacologico», come spiega ai giornalisti Giovanni La Valle, direttore generale della Città della Salute di Torino, città dove il bambino è ricoverato al Regina Margherita. Un momento fatidico, «la risposta del bimbo è positiva, con alcuni colpi di tosse, qualche movimento e momenti di respiro spontaneo, ma in termini precauzionali stiamo andando con molta più calma e attenzione proprio perché la situazione clinica del bambino resta critica», spiega La Valle, che poi traccia il percorso dei prossimi giorni: «Il bambino è intubato e la prognosi è ancora riservata. Se il percorso prosegue in questo modo e la situazione clinica resta stabile, l'auspicio è che possa essere estubato domattina (oggi, ndr). Quello che ci preoccupa di più sono le complicanze non legate al sistema neurologico, che è integro, ma quelle che potrebbero sorgere in conseguenza del politrauma». I medici sembrano essere cautamente ottimisti, Eitan dovrebbe farcela anche se è presto per cantare vittoria.

Il momento del risveglio di Eitan pone non solo problematiche cliniche, ma anche psicologiche. Per questo i medici sono affiancati da un'équipe psicologica di cui fa parte Marisa Bertolotti, che spiega: «Eitan ha subito dei traumi non solo fisici ma anche psicologici, quindi dobbiamo intervenire subito, dai primi gesti semplici per evitare che le cose poi si complichino. In un secondo momento dobbiamo aspettare i suoi tempi, siamo noi che dobbiamo andare incontro al bambino senza aspettarci le risposte che desideriamo. Al risveglio il piccolo dovrà trovare accanto a sé dei volti familiari. Dobbiamo capire, insieme alla famiglia, quali sono le sue consapevolezze, a che punto sta lui e raggiungerlo a quel punto. Dopodiché servirà lavorare con la famiglia per comprendere passo dopo passo e delicatamente di cosa si può parlare con questo lui».

La vicenda di Aitan sta commuovendo l'Italia e il mondo. Ieri papa Francesco in un telegramma di cordoglio inviato a suo nome dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin al vescovo di Novara, Giulio Brambilla ha assicurato di «seguire con trepidazione» la vicenda del piccolo Eitan. Dopo la raccolta fondi organizzata dalla comunità ebraica di Milano, che abbiamo annunciato ieri, c'è un'altra operazione di solidarietà lanciata sulla piattaforma Eppela (www.eppela.com) sulla quale alle 19 di ieri risultavano raccolti 13.409 euro.

Ieri intanto è stata firmata dal procuratore di Verbania Olimpia Bossi l'autorizzazione alla consegna delle salme delle vittime alle famiglie. Il magistrato ha infatti disposto sulle salme solo «riscontri diagnostici esterni» considerando l'autopsia non necessaria. Alcune delle bare hanno già lasciato l'obitorio di Verbania negli ultimi giorni affollato come mai. Tra le bare che hanno già preso la strada di casa ci sono quelli della famiglia Biran. La struttura è assediata dai giornalisti che si vedono sbarrare l'ingresso da pesanti teli verde scuro, ds pochi curiosi e da qualche silenzioso parente.

Ci sono inquietanti similitudini con il crollo del ponte Morandi a Genova di tre anni fa. Per quest «Il ricordo delle persone care strappate dalla tragedia è importante affinchè certe sciagure non si ripetano più nel futuro. Per questo la deputata di Cambiamo! Manuela Gagliardo sostiene «la proposta di legge promossa dal Comitato in Ricordo delle Vittime del ponte Morandi per istituire un fondo vittime dell'incuria dello Stato».

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