Politica

L'eresia di una patente europea

Non esiste (ancora) un vaccino per uccidere il virus sovranista che si è impossessato di mezza Europa, ma qualcosa devono pur inventarsi per impedire che le destre comandino

L'eresia di una patente europea

Non esiste (ancora) un vaccino per uccidere il virus sovranista che si è impossessato di mezza Europa, ma qualcosa devono pur inventarsi per impedire che le destre comandino. Così la pensano i soliti giornaloni, Corriere della Sera in testa. Un prossimo, probabilissimo governo moderato fa paura alle élite e quindi va fermato. Semanticamente, per adesso. L'ultima folle teoria recita: «Se vuole governare, la destra deve accettare questa Europa», in cui - come suggellato da Parigi e Berlino nel trattato di Aquisgrana - Francia e Germania dettano i tempi e gli altri obbediscono. Un'ipotesi ridicola prima che antistorica. D'altronde, quando la sinistra non capisce qualcosa, la ridicolizza. Il comunismo è stata tra le più grandi fake news della Storia eppure nessuno fa ammenda, nessuno che dica «abbiamo sbagliato». L'anno scorso il Pd, che pensa ancora di rifarsi una verginità ripudiando errori del Pci di cui è figlio legittimo, ha anche avuto il coraggio di celebrare i 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Ma è proprio dalla fine del Comunismo che sono nati i problemi dell'Europa: prima l'unificazione della Germania, poi la grande fuga dalle macerie dei Paesi dell'Est di polacchi, albanesi e romeni, che Berlino è riuscita a intercettare e a cavalcare meglio degli altri Paesi: altrove l'immigrazione senza regole e soprattutto l'enorme dumping del mercato del lavoro, sballato dall'invasione di manodopera a basso costo, il cosiddetto «idraulico polacco» teorizzato dall'ex commissario europeo al Mercato interno Fritz Bolkestein, disposto a lavorare sotto costo in Francia o in Olanda, ha fatto danni seri. Soprattutto in Italia. Ma questa Europa «federalista», per dirla con le parole di Giorgia Meloni al Corriere, nulla ha a che vedere con la visione di una Ue «confederale, che condivida le grandi sfide - politica estera, difesa, mercato comune - e lasci maggiore libertà nelle questioni più prossime alla vita quotidiana dei cittadini», dice ancora la leader di Fratelli d'Italia. Un'eresia? No, è l'idea originale di Charles De Gaulle, che sognava «una comunità di Stati liberi e sovrani», ricorda giustamente la Meloni. Un'Europa che, come sui vaccini (finalmente...) parli una sola lingua, così come dovrebbe fare sulla politica estera. Forse, prima di dare patenti di europeismo, bisognerebbe rileggersi il codice della strada che ci ha portato fin qui...

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