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La resa di Letta: "Non mi ricandido come segretario Pd"

Il segretario del Pd ammette la sconfitta e annuncia che indirà a breve un Congresso al quale non si ripresenterà. Ma non pronuncia la parola "dimissioni".

La resa di Letta: "Non mi ricandido come segretario Pd"

"Oggi è un giorno triste". Enrico Letta si presenta davanti alle telecamere con quasi un'ora e mezza di ritardo. La tensione è palpabile dentro Largo del Nazareno e la resa è totale: "Gli italiani e le italiane hanno scelto, è stata una scelta chiara e netta".

E ancora: "L'Italia avrà un governo di destra, la tendenza emersa in Svezia è confermata anche in Italia". Letta attribuisce la colpa della sconfitta alla decisione di Beppe Conte di far cadere il governo Draghi. "Faremo opposizione dura e intransigente", dice il segretario dei democratici che maschera il tonfo elettorale del suo partito rivendicando il fatto che il Pd è "il secondo partito del Paese e prima forza di opposizione". Letta indica come "limite profondo" per il Pd "il fatto che negli ultimi dieci anni siamo sempre stati, in un modo o nell'altro sempre al governo". Poco dopo annuncia che indirà presto un congresso al quale non si ripresenterà. "Credo che a una nuova generazione spetti il compito di rilanciare il Pd nell'interesse dell'Italia e dell'Europa", dice Letta che promette: "Il Pd non permetterà che l'Italia esca dal cuore dell'Europa, che si stacchi dai valori europei e che si stacchi dai valori costituenti della Costituzione".

Il rammarico per non aver costruito il "campo largo"

Letta definisce "profondo" il rammarico per il fatto che "questa legislatura sarà la più a destra", ma attacca Carlo Calenda che, presentandosi da solo nel collegio di Roma centro, ha favorito la vittoria della candidata del centrodestra, Lavinia Mennuni, a discapito di Emma Bonino che resterà fuori dal Parlamento. "Sono molto amareggiato per l'esito della candidatura di Emma Bonino, il fuoco amico di Calenda non lo ha permesso", sono le sue precise parole. Ma, nello stesso momento in cui il segretario del Pd attacca sia Conte sia il leader di Azione, rilancia sulla costruzione del campo largo che era "l'unico modo di battere la destra" e che "non è stato possibile perchè alcuni interlocutori si sono sfilati". Facendo un bilancio della sua esperienza da segretario di partito, Letta si dice contento di aver raggiunto "l'obiettivo di tenere unito il Pd dalla prospettiva di disgregazione", ma ammette di aver mancato l'obiettivo di preparlo per "una legislatura democratica e progressista". A chi lo accusa di aver parlato troppo di fascismo, dice: "Voglio lasciare a verbale che ho sempre creduto in quello che ho detto, noi siamo fortemente alternativi alla destra". Ma, poi, aggiunge: "Le sconfitte sono sempre molto solitarie, sono in coscienza convinto di aver fatto quello che era giusto fare"

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