Lettera dell'infermiera al piccolo abbandonato: "Vorrei tenerti con me"

"Io posso solo raccontarti in che modo sei entrato nella mia, di vita, perché già so che non ne uscirai mai più"

Lettera dell'infermiera al piccolo abbandonato: "Vorrei tenerti con me"

«Io posso solo raccontarti in che modo sei entrato nella mia, di vita, perché già so che non ne uscirai mai più. È la storia del tuo primo giorno, che poi è anche la storia del nome che porti. Il mio nome. Ho 35 anni e lavoro come infermiera nel Pronto soccorso della Casa di cura Madonna della Salute, di Porto Viro. Sembrava una mattina come tutte le altre, scandita da piccole e grandi emergenze. Poi è arrivata quella telefonata: C'è un bambino abbandonato davanti al cimitero di Rosolina, non si muove, è morto. Sull'ambulanza siamo salite io e la dottoressa Anna Tarabini, mentre alla guida c'era Marco Marangon, che è partito a razzo. Dopo pochissimo è arrivata una seconda chiamata: Il neonato piange'. È lì che abbiamo saputo che eri vivo». Giorgia Cavallaro è l'infermiera che ha soccorso il piccolo abbandonato davanti al cimitero di Rosolina, in provincia di Rovigo e salvato in extremis. Un'esperienza talmente sconvolgente che ha sentito il bisogno di raccontare le sue emozioni in una lettera che ha toccato anche chi l'ha letta. Giorgio, il bambino che porta il suo nome, ora sta bene nella culla termica del reparto di Pediatria dell'ospedale di Adria. Della mamma non si sa nulla, ma rischia l'accusa di abbandono di minore e tentato omicidio. Scrive ancora Giorgia: «Hai aperto gli occhi, mi hai guardata, ti ho fatto una carezza e immediatamente hai cercato di succhiare il dito. Avevi tanta fame. In dodici anni di servizio, non avevo mai provato delle emozioni così intense. Ho riflettuto su cosa possa spingere qualcuno ad abbandonare un neonato e non ho trovato risposta. Ma in fondo, l'unica cosa che conta è che presto avrai una mamma e un papà che ti vorranno bene. Ho anche pensato che quella mamma vorrei essere io, che non ho figli. Purtroppo so che non sarà possibile. E allora, posso solo sperare di incontrarti di nuovo, in futuro. Ti auguro di essere felice. Di crescere sano, di conservare la forza che hai dimostrato di fronte a quel cimitero che dovrebbe servire a contenere i morti e che invece ci ha restituito una vita. Ma soprattutto, ti auguro di diventare un uomo disposto a qualunque sacrificio per proteggere il proprio bambino. Ciao Giorgio».

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