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L'Europa non vuole la Russia in Biennale

Ventidue ministri scrivono a Buttafuoco dopo l'annuncio della presenza a Venezia

L'Europa non vuole la Russia in Biennale
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La decisione di consentire nuovamente la partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia, la prima dal 2022, ha innescato una polemica internazionale che ormai supera i confini dell'arte per investire direttamente la diplomazia europea e il conflitto in Ucraina. Alla vigilia della 61esima Esposizione Internazionale d'Arte, prevista dal 9 maggio, la questione del Padiglione russo è diventata il simbolo di una tensione irrisolta tra libertà artistica e responsabilità politica. A chiedere un passo indietro sono stati il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha e la ministra della Cultura Tetyana Berezhna, che hanno invitato gli organizzatori "a riconsiderare la loro decisione" e a rimanere nel solco della linea adottata nel 2022, quando dopo l'invasione dell'Ucraina la presenza russa alla Biennale si era interrotta anche per la defezione di curatore e artisti: Raimundas Malasauskas, Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva. Secondo Kiev, consentire alla Russia di tornare a Venezia significa ignorare il contesto di guerra: dal 2022, ricordano le autorità ucraine, il conflitto ha provocato la morte di centinaia di artisti e operatori dei media e la distruzione di migliaia di siti culturali.

La protesta ucraina è stata rapidamente amplificata dalle istituzioni europee. In una nota congiunta, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato fermamente la decisione della Fondazione Biennale, sottolineando che "la cultura non dovrebbe mai trasformarsi in una piattaforma di propaganda". Bruxelles ha ricordato che la Russia resta soggetta a sanzioni internazionali anche in ambito culturale e ha avvertito che la scelta potrebbe avere conseguenze sui finanziamenti europei destinati alla Biennale.

Ancora più netta la posizione espressa in una lettera firmata dai ministri della Cultura di venti Paesi dell'Ue, oltre che da Norvegia e Ucraina. Il documento denuncia il rischio che Mosca utilizzi la presenza alla Biennale per proiettare un'immagine di normalità e legittimità internazionale in contrasto con la realtà della guerra e con la distruzione del patrimonio culturale ucraino. "Concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale invia un segnale profondamente inquietante", scrivono i firmatari, paventando la possibilità che la diplomazia culturale statale venga mascherata da semplice scambio artistico.

Nel frattempo il caso ha aperto un fronte anche in Italia.

La nuova edizione della Biennale è affidata alla presidenza di Pietrangelo Buttafuoco, ma il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha già preso le distanze dalla decisione di riaprire il Padiglione russo. Secondo le indiscrezioni, alla mostra veneziana dovrebbero partecipare circa quaranta artisti russi.

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