L'ex Csm amica di Palamara vuole giudicare i colleghi

Tinelli tra le 12 toghe che scelgono i nuovi magistrati Vicina al Pd, è stata nella bufera per il caso Aemilia

L'ex Csm amica di Palamara vuole giudicare i colleghi

Altro che rinnovamento. A scegliere chi saranno i magistrati del futuro si candida una protagonista dei rapporti tra politica e giustizia vecchio stile, una fiancheggiatrice del Pd emiliano che dei rapporti con Luca Palamara faceva lo strumento per sostenere la carriera dei magistrati a lei cari: compreso il pm Marco Mescolini, quello che nell'inchiesta Aemilia sbattè in galera degli innocenti e che grazie a quella indagine e alle pressioni dell'amica piddina divenne procuratore della Repubblica a Reggio Emilia. Salvo venirne cacciato dal Csm dopo che erano emersi i trattamenti di favore che il procuratore riservava agli indagati di sinistra.

La grande sponsor di Mescolini, quella che a breve potrebbe decidere la sorte degli aspiranti magistrati, si chiama Celestina Tinelli, di mestiere fa l'avvocato ma non è un avvocato qualunque. Ha fatto parte del Consiglio superiore della magistratura su designazione del Partito democratico, e nei cinque anni trascorsi a Roma ha imparato a conoscere bene le dinamiche che regolano la vita del Csm Ha allacciato rapporti, ha stretto amicizie. E quando è tornata a Reggio ha continuato a mettere a frutto l'esperienza maturata. È lei una dei kingmaker della nomina di Mescolini al vertice della Procura reggiana. E non è tutto. Quando l'amico procuratore finisce nei guai per gli esposti dei suoi pm e degli avvocati, l'unica a difenderlo è lei, nel frattempo divenuta presidente dell'Ordine professionale. Interrogata dal Csm, dichiara che gli attacchi a Mescolini sono immotivati, figli delle manovre di qualche «avvocato di destra». Ma il Csm non trova troppo convincente la sua deposizione. Destituisce Mescolini e nel provvedimento scrive che «dall'analisi delle chat emerge che anche l'avv. Tinelli si era rivolta al dott. Palamara per sollecitare nomine nel distretto di Bologna e, verosimilmente, anche per la nomina del dott. Mescolini la cui proposta andò, una prima volta, al plenum del 14 febbraio 2018. Circostanza che getta una luce diversa, in termini di affidabilità, sulle sue dichiarazioni».

Dopo una simile figura, ci si poteva aspettare che la Tinelli uscisse di scena, dedicandosi alla cura del suo studio legale. E invece no.

Nei giorni scorsi è partita la complessa macchina organizzativa che deve portare nuova linfa nelle fila della magistratura italiana, grazie al concorso per 500 nuove assunzioni. Un appuntamento delicato, in cui si selezioneranno i giudici in grado di incarnare il rinnovamento invocato anche dal Capo dello Stato. A comporre la commissione d'esame sono chiamati magistrati, docenti universitari e avvocati abilitati a difendere davanti alla Cassazione: il fior fiore della giustizia italiana.

La scelta dei commissari d'esame spetta alla terza commissione del Csm, che per gli avvocati sceglie in una rosa proposta dal Consiglio nazionale forense. Ed è nella lista dei dodici nomi proposti al Csm che salta fuori il nome della Tinelli, inserita nella rosa lasciando l'amaro in bocca ad aspiranti che si ritenevano più titolati di lei. E sollevando lo sconcerto di Giovanni Paolo Bernini, uno dei politici di centrodestra arrestati da Mescolini e poi assolti: «sarebbe paradossale che a colei che fu, ed evidentemente tuttora è, l'alfiere del Pd nel sistema delle nomine apicali della magistratura fosse delegato il ruolo delicatissimo di influire sulla assunzione di nuovi magistrati».

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