La lezione (dimenticata) del caso Moro

Per Conte e Di Maio il rapimento con conversione islamica di Silvia Romano si chiude con una bella photo opportunity. Le loro mascherine antivirus, bianca e tricolore, nascondono verosimilmente due sorrisoni da "missione compiuta"

La lezione (dimenticata) del caso Moro

Per Conte e Di Maio il rapimento con conversione islamica di Silvia Romano si chiude con una bella photo opportunity. Le loro mascherine antivirus, bianca e tricolore, nascondono verosimilmente due sorrisoni da «missione compiuta». E la postura del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri, entrambi in abito blu con le mani intrecciate sotto la cintura, vuole trasmettere l'immagine di due uomini di governo che hanno compiuto un'impresa. Una vita umana salvata non ha mai prezzo, ma risulta incomprensibile che Giuseppi e Luigino non abbiano compreso il disastro mediatico e procedurale sublimato da quella foto di gruppo all'aeroporto di Ciampino. Il rilascio della volontaria milanese è stato realizzato grazie al lavoro dei servizi segreti e dei più delicati apparati della pubblica amministrazione, così come il riscatto pagato ai jihadisti di Al Shabaab è stato ovviamente autorizzato dall'esecutivo. Questo per ricordare che il rientro della ragazza non è solo un momento di gioia per una connazionale riconsegnata alla famiglia, ma un intrigo internazionale che tocca la ragione di Stato. Gli 007 avevano il compito di individuare Silvia e avviare i contatti con i sequestratori. Incarico svolto con la consueta efficacia. Il governo Conte doveva invece rispettare elementari norme di riservatezza a tutela dell'inchiesta penale sul rapimento e soprattutto dell'immagine derivante da un ostaggio salvato con i soldi dei contribuenti. Fiasco clamoroso. I grillini e paragrillini al potere forse si sentono uomini nuovi cui basta fare tutto diverso dal passato per autoproclamarsi statisti e innovatori. Grave errore. Basta tornare indietro a un altro momento buio per la Repubblica, nei giorni angoscianti del sequestro Moro nel 1978. Il governo di solidarietà nazionale guidato da Andreotti, che pur sacrificò il presidente della Democrazia cristiana sull'altare della fermezza, ragionò a lungo anche sulla gestione della variante ottimale, ovvero il rilascio dell'ostaggio da parte delle Brigate rosse. Non è più segreto da tempo il piano Victor (V come vivo), in alternativa al piano Mike (M come morto). Il primo scenario prevedeva la stesura di un cordone sanitario intorno allo statista nel momento in cui fosse stato liberato. A sinistra lo hanno bollato come il solito cinismo di Andreotti e Cossiga (ministro dell'Interno) per porre la Dc al riparo da rivelazioni imbarazzanti. In realtà l'intento del piano Victor era quello di evitare a Moro passerelle pubbliche ingestibili per l'immagine del Paese. Ne era stato previsto il ricovero al Gemelli di Roma, assistito solo dai familiari e con un immediato presidio di forze dell'ordine presso l'abitazione privata. La ragione ufficiale era quella di non inquinare la testimonianza dell'ex ostaggio, che avrebbe incontrato subito i magistrati inquirenti senza passaggi intermedi di dichiarazioni alla stampa. Ma la vera esigenza era un'altra: evitare dichiarazioni destabilizzanti da parte del sequestrato dopo una prigionia di 55 giorni. E per frantumare in quel frangente un'Italia sull'orlo del collasso sarebbe bastata una minima parola leggibile come comprensione per le Br. È triste che Conte, che il sequestro Moro l'ha vissuto da adolescente e l'ha studiato da giurista, non abbia evitato lo scempio della ragazza con il hijab che avrà compiaciuto i tagliagole somali che abbiamo finanziato.

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