Leggi il settimanale

La lezione del "dittatore" democratico

È stato rappresentato come un dittatore senza scrupoli, un autocrate che calpestava un intero Paese, un tessitore di trame subdole internazionali

La lezione del "dittatore" democratico
00:00 00:00

Avete mai visto un dittatore riconoscere con voce rotta la vittoria dell'avversario elettorale? Parlare di "momento doloroso" e mettersi a disposizione del proprio Paese dall'opposizione? In democrazia funziona così, ma a furia di evocare tirannie anche il gesto più scontato fa quasi impressione.

L'uscita di scena del premier ungherese Viktor Orbán, bocciato sonoramente dagli elettori, si è consumata in poche decine di minuti, il tempo di inscenare una mesta conferenza in una specie di capannone, attorniato dai visi avviliti e rassegnati dei suoi ministri. Per capirci, l'uomo che per 16 anni ha turbato le notti della sinistra europea è già un ex in cerca di riscatto.

A seguire una narrazione carica di toni cupi e allarmi spaventosi, ci sarebbe dovuto essere un passaggio di poteri quantomeno drammatico, dall'ostinazione a non riconoscersi sconfitto alle manovre di qualche colonnello pronto a sovvertire in piazza l'esito delle elezioni parlamentari. Niente di questo, viva veramente la democrazia. Il neo premier Peter Magyar è pronto a giurare e a mettersi al lavoro per il popolo magiaro con una maggioranza straripante che non lascia alibi.

Diranno qualcosa della "sorprendente" innocuità dello sconfitto? È stato rappresentato come un dittatore senza scrupoli, un autocrate che calpestava un intero Paese, un tessitore di trame subdole internazionali. Alla fine se qualche picchiatore anarchico straniero andava a spaccare teste a Budapest, sembrava quasi una legittima ribellione a un regime di estrema destra da abbattere a manganellate. Quello stesso presunto governo-capestro che si è dissolto durante un rapido spoglio elettorale.

Non sarà che Orbán ha avuto consenso e poi l'ha perso senza scomodare scenari apocalittici? Spesso quelli che citano la democrazia in continuazione sono gli stessi che quando comandano gli altri gridano al nazismo. Comodo fare opposizione così.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica