"L'ho uccisa, il suo corpo è lì" Il killer confessa dopo 5 anni

Il corpo dell'amante romena era in due sacchi dietro un dirupo. Un sacerdote l'ha convinto a costituirsi

Palermo «Sono qui in caserma per dirvi che nel 2015 ho ucciso una donna». Il racconto di Damiano Torrente, pescatore 46enne di Palermo, entra nel dettaglio di un macabro assassinio e dell'occultamento del cadavere della 30enne Ruxandra Vesco, per tutti Alessandra. I carabinieri della Compagnia di San Lorenzo (Palermo) verificano il racconto con l'ausilio dei vigili del fuoco e rinvengono i resti della donna proprio nel luogo indicato da Damiano. Erano chiusi in due sacchi da giardiniere in un dirupo sul Monte Pellegrino, a Palermo.

Damiano l'aveva conosciuta all'Addaura dove lui viveva in una villetta con la moglie rumena e i figli. Alessandra non aveva un punto di riferimento e aveva bisogno di un tetto, così lui, approfittando dell'assenza dei familiari, che erano andati in Romania, la accoglie in casa. Da lì inizia una relazione. Damiano ha raccontato che Alessandra chiedeva soldi, anche per potere permettersi alcuni vizi, tra alcol e droga, e così lui la presenta a un amico di Palermo di cui inizialmente non ha voluto rivelare l'identità perché lo ritiene pericoloso, ma nel corso dell'interrogatorio è saltato fuori il nome di «Michele dello Zen». L'uomo le presta 2mila euro, con un interesse di 50 euro settimanali che la donna si procurava prostituendosi. Era proprio Damiano a condurla al porto per prostituirsi al mattino e la riprendeva la sera. Ad un certo punto, secondo il racconto del pescatore, Alessandra non paga più settimanalmente e così l'usuraio si rivolge a lui perché aveva garantito per lei.

Non è solo questo che grava su Damiano, perché quando la moglie rientra dalla Romania, per nascondere la relazione trasferisce l'amante in hotel e le paga il soggiorno, ma il 13 ottobre 2015 Alessandra si reca a casa sua con tanto di valigia. Vuole vivere con lui e, stando alla confessione di Damiano, Alessandra lo minacciava di rivelare che lui era un magnaccia. Damiano riesce a temporeggiare e con una scusa fa allontanare la moglie e strangola Alessandra.

Il suo racconto è dettagliato e lucido. «Ho preso una corda, da dietro l'ho messa intorno al suo collo facendo due giri e tirandola con forza per circa 6 minuti finché non è morta, il collo era diventato tumefatto. Dopo l'ha infilata in due sacchi da giardiniere, uno dalla parte della testa l'altro dei piedi e l'ho infilato nel bagagliaio della mia automobile, una Punto bianca, dove ho messo anche la sua borsa contenente documenti e cellulare». Il corpo è stato abbandonato in un dirupo vicino via Monte Ercta, luogo abituale per le coppiette che si appartano. Damiano non dorme la notte, è attanagliato dai sensi di colpa e si confessa con don Giovanni Cassata, parroco della chiesa Nostra Signora della Consolazione, di Palermo. «Sono nell'inferno più bruciante» gli dice, e il prete lo convince a recarsi dai carabinieri. L'uomo è in carcere al Pagliarelli accusato di omicidio e occultamento di cadavere.

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