Cronache

L'hotel (chiuso) paga tutti: "Dipendenti? Una famiglia"

Ai 50 lavoratori del Londra Palace di Venezia busta paga e tredicesima. "Noi in perdita, ma è un segno di normalità"

L'hotel (chiuso) paga tutti: "Dipendenti? Una famiglia"

Ci sono realtà belle che dovrebbero essere prese come esempio da questo governo disordinato caotico confuso scoordinato. E sono le realtà che si rimboccano le maniche, nel marasma cercano di lavorare, stanno al passo con i tempi e soprattutto sono umane. Accade a Venezia. Qui, in riva degli Schiavoni, all'Hotel Londra Palace il personale in cassa integrazione per i mesi di novembre e dicembre percepirà lo stipendio normale. E pure la tredicesima. La differenza tra la cassa integrazione e il salario abituale la mette la proprietà. Di tasca propria. La Bacamul Spa, la società madre di Milano. Perché i soldi della cassa integrazione arrivano in ritardo. Perché zero aiuti dallo Stato. Perché il turismo è al collasso. Le città d'arte idem. Come se per vivere si potesse fare a meno della bellezza e della cultura. E soprattutto perché ci sono realtà imprenditoriali che con l'andare del tempo diventano grandi famiglie, come questa. Ma soprattutto per dare un po' di respiro ai dipendenti e far passare loro almeno un sereno Natale. La vicenda la spiega al Giornale il direttore del Londra Palace Alain Bullo.

«La società andrà a riempire il gap, noi abbiamo chiuso due settimane fa, il 6 novembre. La proprietà ha calcolato che stando chiusi di sicuro perdiamo soldi, ma stando aperti ne avremmo persi lo stesso, anzi di più che non chiudendo, e quindi con quei soldi persi pagano i lavoratori». Un hotel il loro che conta 50 dipendenti e che da quel 12 novembre dell'anno scorso - il giorno in cui arrivò l'acqua alta, come non accadeva da oltre cinquant'anni e si portò via tutto - ha chiuso per ben cinque volte. «Da quel giorno abbiamo dovuto chiudere per un mese spiega Bullo abbiamo avuto danni, ci hanno buttato via quattro vetrate, i venti soffiavano a 120 chilometri all'ora. Poi abbiamo riaperto prima di Natale e poi siamo stati chiusi dal 6 al 12 gennaio per dei lavori già previsti. Il 9 marzo abbiamo richiuso. Riaperto il 3 luglio e ora chiusi da 15 giorni».

Un albergo il loro, dove puoi farci anche colazione sull'altana, a metà tra cielo e mare, e che ai tempi precovid si riempiva mediamente fino all' 87%, 97 anche da aprile a ottobre. Ma ora. Ora post e pieno covid, a luglio ha raggiunto il 20%. Nel 2020 hanno lavorato cinque mesi. Non ci sono turisti. I ristori poi, chi li ha visti. «Quando in Francia ti dicono che la cassa integrazione è del 70 80 %, è davvero del 70 80 %, in Italia invece non è così, ci sono dei massimali sui quali non si va oltre. La proprietà fin dall'inizio ha subito anticipato la cassa e ora ha fatto questo gesto. Ha deciso di investire sulle persone e ha mandato una lettera a tutti i dipendenti». La lettera giunta via mail comunica il trattamento ordinario per novembre e dicembre, oltre alla tredicesima senza decurtazione. L'intenzione è quella di garantire un Natale più sereno e dare un po' di respiro. Oltre a esprimere immensa gratitudine per tutto l'impegno. E non solo a Venezia. La proprietà possiede anche altre due strutture: il JK Place a Firenze e il Borgo dei Conti Resort a Montepetriolo (Perugia). Anche qui stesso trattamento.

«Sono 19 anni che sono qui racconta Bullo - perché si è in una casa, con una proprietà forte che gestisce le cose in maniere umana. Così noi per ringraziare abbiamo fatto il montaggio di un piccolo video che abbiamo spedito alla proprietà». Tutti i dipendenti, chi da casa, chi dal balcone, chi dal terrazzo, chi da un viale, chi con i figli, tutti per dire semplicemente Grazie.

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