Liberi i 2 italiani rapiti in Libia. Ma col giallo: pagato riscatto?

Le autorità locali parlano di blitz con i nostri 007, la Farnesina tace. E gli ostaggi giurano: "Ci hanno sequestrati per sbaglio"

Liberi i 2 italiani rapiti in Libia. Ma col giallo: pagato riscatto?

«Hanno liberato i due italiani» è il messaggio sms che arriva, all'1.27 nella notte fra venerdì e sabato da una fonte de il Giornale in Libia. All'inizio si parla di un blitz della guardia presidenziale di Tripoli con l'appoggio dei corpi speciali italiani sotto il cappello dell'intelligence, che avrebbe recuperato Danilo Calonego, Bruno Cacace e il canadese Frank Poccia in ostaggio da 47 giorni. Poi si fa strada l'ipotesi più probabile del pagamento di almeno una parte del riscatto di 4 milioni di euro chiesto dai rapitori. Poche ore dopo l'sms ricevuto dal Giornale la Farnesina conferma che gli ostaggi, liberati in nottata, sono rientrati in Italia la mattina presto di sabato con un volo ad hoc.

«Siamo stati rapiti per errore. Non abbiamo subito violenze, anzi, possiamo dire di essere stati trattati bene. Ci hanno dato sempre acqua e cibo», le prime parole pronunciate dai due tecnici della ditta Con.I.Cos di Mondovì tenuti in ostaggio dal 19 settembre. Davanti al pm Sergio Colaiocco in una deposizione fiume di sette ore hanno sostenuto l'ardita tesi del sequestro «per errore». I sequestratori avrebbero puntato ad un importante manager, che il giorno dopo doveva presenziare alla consegna alle autorità libiche dell'aeroporto di Ghat ristrutturato dalla società italiana. La banda sperava che a bordo ci fossero anche i soldi della commessa. Un'ipotesi alquanto fantasiosa. Nella prima casa- prigione, una volta levato il cappuccio messo in testa a uno dei sequestrati, gli stessi rapitori avrebbero esclamato: «Non è lui: è più anziano.

Calonego e Cacace hanno rivelato che «i sequestratori non erano jihadisti: bevevano alcool e neppure pregavano».

Il sospetto capo banda Abdellah Belakahal è un super ricercato algerino per traffico di droga sospettato di aver aiutato Al Qaida nell'attacco contro un terminale petrolifero lo scorso marzo. Altri collegamenti con la guerra santa sono stati smentiti, ma i servizi algerini hanno rivelato che Belakahal aveva chiesto 4 milioni di euro e la liberazione di suo fratello in galera per traffici di armi.

Secondo la fonte del Giornale in Libia l'artefice della mediazione, che ha portato alla liberazione degli italiani è stato Moussa Al-Kuni, vice del Consiglio presidenziale libico del premier Fayez al-Serraj sostenuto dall'Onu e amico dell'Italia. Al Kuni è il rappresentante del Fezzan, la misera regione meridionale della Libia dove è scattato il rapimento. «L'operazione che ha portato alla liberazione è avvenuta in coordinamento e collaborazione tra gli enti di sicurezza libici e quelli italiani» ha dichiarato il vicepresidente.

A Ghat è arrivato un nucleo dei servizi segreti italiani protetti da alcuni uomini dei corpi speciali. Il portavoce del municipio, Hasan Issa, ha confermato la presenza di una «task force di sicurezza italiana» e accreditato la versione dell' «operazione con le forze libiche per la liberazione degli ostaggi». L'intelligence avrebbe individuato e seguito dei pesci piccoli della banda, ma poi non sono stati forniti dettagli del supposto blitz.

Ben più plausibile la versione di Jamal Suleiman del consiglio comunale di Ghat ripreso dal sito Libya Herald: «Il rilascio è avvenuto nei pressi del confine con l'Algeria in seguito al raggiungimento di un accordo con i rapitori».

La Farnesina ed il ministero della Difesa esultano, ma come sempre non dicono nulla sulla dinamica. Da Sedico, dove è festa grande, l'unica a parlare con Danilo Calonego al telefono è stata ieri mattina la moglie Melika. «Mi ha solo detto che sta bene - spiega la consorte di origini marocchine - e ha chiesto delle condizioni della mamma, che in questi mesi abbiamo tenuto all'oscuro, perché molto anziana e malata». Al contrario Margherita Forneris, madre di Bruno Cacace, l'altro ostaggio liberato si sfoga: «Sono proprio contenta, dopo molti giorni brutti è un vero sollievo».

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