La libertà di indossare le mascherine

A voler essere enfatici si può scomodare Kant. Devo perché sono libero di obbedire alla mia ragione.

La libertà di indossare le mascherine

A voler essere enfatici si può scomodare Kant. Devo perché sono libero di obbedire alla mia ragione. Saranno anche le scorie dell'esperienza, le paure vissute o una certa dose di abitudine acquisita, eppure basta camminare in strada per accorgersene. Chi ci passa accanto indossa la mascherina, anche se non è più obbligatoria. Sono in molti. Accade in special modo a Milano e nelle altre città lombarde, dove l'epidemia ha inferto i colpi più duri. Mentre altrove - Campania, Calabria, Sicilia - le protezioni tornano a essere imposte per ordinanza, qui si ricomincia a indossarle per «scelta». La scelta di un disagio, sia chiaro. Di respirarsi addosso, di nascondere le espressioni del viso, di complicare la comunicazione. Avevamo smesso di farlo più di due mesi fa, ce n'eravamo liberati dopo oltre cento giorni, poi è arrivata l'estate dei contagi in calo e delle terapie intensive svuotate. Sembrava fatta, ma ora? È ancora l'effetto doppler delle ambulanze di marzo e aprile? Sono le bare che riempivano le chiese e i camion dell'esercito che portavano via i morti, o un popolo «addomesticato» dopo mesi di dpcm e libertà amputate? Non è detto. C'è anche un'altra ipotesi che potrebbe persino lusingarci e una volta tanto raccontare una nazione meno individualista e irresponsabile di quanto non voglia la narrazione universale. Un sesto senso darwiniano, un istinto di sopravvivenza e una selezione dei comportamenti utili e necessari che ci spingono a fare quello che è più giusto. Il virus si adatta all'uomo, insegnano gli epidemiologi. Ma forse è vero anche il contrario. Stiamo intuendo di essere nel mezzo di una strettoia, o lungo un crinale: di qua le sicurezze con cui abbiamo trascorso l'estate, di là le incognite dei mesi a venire. Così - potrebbe essere - in questo momento libertà e dovere coincidono davvero, e davvero siamo quello che ha detto il capo dello Stato Sergio Mattarella al premier inglese Boris Johnson. «Gli italiani sono liberi, ma hanno a cuore la serietà». Persino liberi di indossare la mascherina senza che nessuno glielo imponga. Che invidia, mister Johnson. Che invidia per questa gente indisciplinata, oggi più britannica di tutto il Regno Unito.

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