Libia, 300 morti E le tribù di Cirenaica: "Via gli italiani"

Libia, 300 morti E le tribù di Cirenaica: "Via gli italiani"

Via gli italiani dalla Libia. Lo chiedono le tribù della Cirenaica, che rappresentano una trentina di località nell'Est del Paese e hanno chiesto in una nota al governo italiano di «ritirare le proprie truppe dal Paese ed evitare la reincarnazione del ruolo di uno Stato coloniale». Lo riporta il portale libico Al Marsad. «Nel 2008 a Bengasi - spiega il consiglio dei saggi della Cirenaica - l'Italia e la Libia hanno firmato un trattato di amicizia, partenariato e cooperazione che prevede, tra l'altro, la non ingerenza negli affari interni da entrambe le parti». Le tribù, ancora una volta, hanno affermato il loro convinto sostegno all'Esercito nazionale libico guidato dal maresciallo Khalifa Haftar. E proprio nelle stesse ore, una foto ritoccata rischia di esasperare gli animi. Il quotidiano Lybia Observer, sul proprio profilo Twitter, pubblica una foto che sarebbe stata diffusa dalla «macchina della propaganda» del generale Khalifa Haftar. Nell'immagine si vede un militare italiano - con tricolore in bella mostra sulla manic - accanto a Fayez Serraj, presidente del governo di accordo nazionale. Il fake, scrive il quotidiano, servirebbe a dimostrare che i militari italiani proteggono Serraj. Nello stesso tweet è presente l'immagine originale, in cui Serraj è circondato esclusivamente da soldati libici.

Intanto la drammatica conta delle vittime degli scontri in corso nel Paese sale a 300 dopo il bombardamento notturno del generale Haftar su Tripoli. Tra i morti (4 solo nel raid) si contano 90 bambini e 100 donne, 42 delle quali vittime di violenza sessuale, 1700 feriti, più di 40 mila sfollati, secondo il presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), Foad Aodi, in diretto contatto con i medici libici negli ospedali e nelle zone del conflitto.

Ma la situazione sembra lontana dal normalizzarsi. Il governo libico di accordo nazionale ha respinto ogni appello per il cessate il fuoco a Tripoli a meno che le forze del generale Haftar non si ritirino e tornino a Rajma, nell'Est del paese. Lo afferma Muhannad Younis, portavoce del governo guidato da Fayez Serraj.

Gli scenari sono drammatici. Non a caso, nel suo Angelus in San Pietro, il Pontefice ha invitato i fedeli a unirsi alla preghiera per i profughi nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto. «Faccio appello perché specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari».

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