Licenziato Puzzer, il re dei portuali No Pass "Vi porterò in tribunale"

Il simbolo delle contestazioni perde il posto per "giusta causa". L'azienda: costretti a farlo

Licenziato Puzzer, il re dei portuali No Pass "Vi porterò in tribunale"

«Ho fatto quello che qualsiasi lavoratore dovrebbe fare». Andare a lavorare: «No, astenersi dal lavoro». La «logica» - tragicamente al contrario - dell'ormai ex portuale Stefano Puzzer è andata avanti per mesi, finché il suo datore di lavoro, l'Agenzia per il lavoro portuale di Trieste (Alpt), dopo una serie di «lettere di sollecito per tornare in servizio», ha deciso di licenziarlo «per giusta causa». Il lungo «congedo» di Puzzer, 45 anni, non aveva più motivo di essere, in quanto - essendo guarito dal Covid e quindi regolarmente dotato di green pass - era tenuto a riprendere le proprie normali mansioni occupazionali. Peccato che Puzzer ne abbia fatto una questione di principio: «Non tornerò al lavoro finché ciò sarà impedito ai colleghi sprovvisti di green pass». E qui nasce il sospetto: spirito altruistico o poca voglia di faticare? Insomma, Puzzer è un guru sindacale o un semplice «paraguru» scansafatiche? Il dibattito è aperto. Su un licenziamento non c'è mai da scherzare, benché questo del Puzzer puzzi vagamente di commedia.

Innanzitutto, chi è Stefano Puzzer? Lui si proclama un «perseguitato», vittima di non meglio precisati «complotti» («Mi hanno messo della cocaina nelle urine e inflitto un Daspo», ha dichiarato al Corriere Veneto). Ma, più che altro, Puzzer è un personaggio creato dalla bolla di nulla riempita di niente della cosiddetta «galassia no vax» variegata «no green pass». Un movimento grottesco che l'impazzimento per l'emergenza Covid è riuscito a far assurgere a ruolo di «controparte» nell'insensata guerra di fazioni della nefasta era Coronavirus. Un'epoca contagiata dalla pandemia, ma anche «infettata» dalla presenza mediatica di soggetti pittoreschi tra cui Puzzer non rappresenta l'esemplare più molesto. Peggio di lui, in tv, hanno fatto tanti. Guadagnando popolarità, e non solo. Invece il povero Puzzer, non essendo né virologo-star né un opinionista di fama, ma solamente un operaio di fame, ha finito col rimetterci il posto.

Il fu leader della proteste ha spiegato la sua «giubilazione» in un video postato in Facebook, annunciando che si «batterà con tutte le forze contro la decisione dell'azienda». «Sono orgoglioso di quello che ho fatto, di quello che hanno fatto i miei colleghi e che hanno fatto i cittadini delle varie aziende. E sono orgoglioso di quello che hanno fatto i cittadini italiani che sono venuti al Porto di Trieste da tutta Italia», ha dichiarato. Un profluvio di «orgoglio» che però non lo ha salvato dal licenziamento. Secondo Puzzer, la decisione dell'azienda «è conseguenza del fatto che noi (Puzzer, parlando di sé, è solito usare il plurale maiestatis, ndr) siamo puri, che crediamo nei nostri diritti e che non ci piegheremo mai a questo sistema marcio». E poi, con piglio da gilet jaunes: «L'importante è non essere mai in debito con nessuno e non poter essere preso per i c... e ricattato dal sistema. A Trieste lottiamo da sei anni contro il sistema. Avevamo creato un sindacato autonomo che vogliono distruggere, prima per eliminare me, poi per azzerare qualsiasi forza che lotti contro il sistema».

Puzzer che, evidentemente, ha la fissa del «sistema», conclude così: «Io la Pasqua la passerò serenamente. Spero che voi, che avete questa cattiveria, siate convinti di essere nel giusto; voi mi avete portato l'uovo di Pasqua, e io vi darò la sorpresa. Adesso ne vedremo delle belle. La gente come noi non molla mai. Ci rivedremo in tribunale». Più che un auspicio, una minaccia.

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