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"Limitare l'emotività e verificare sempre. Ecco come riconoscere le fake news online"

Il libro dell'imprenditore Enea Angelo Trevisan: "Oggi le bugie sono un'industria"

"Limitare l'emotività e verificare sempre. Ecco come riconoscere le fake news online"
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Enea Angelo Trevisan è imprenditore, fondatore di "Ealixir" e autore, pioniere nel campo della reputazione online e della tutela dell'identità digitale. Nel suo "L'industria delle bugie", analizza come la Rete abbia reso più fragile la verità e spiega come difendersi dalle bugie, online e non solo.

Fake news, bugie, disinformazione, propaganda. Più che un libro è un manuale di sopravvivenza...

"In parte sì. Perché oggi la bugia non è più un errore: è un'industria. Lavora a ciclo continuo. Non ti convince con la logica: ti aggancia con l'emozione, poi ti porta dove vuole e a un certo punto, diventa più forte dei fatti stessi".

Nella giungla di oggi il web rimane in larga parte una zona franca.

"Lo è, perché manca la manutenzione della verità. Sul web il giudizio arriva prima dei fatti, e a volte un titolo resta più di una verità. Se arriva".

E l'intelligenza artificiale contribuisce a complicare il quadro generale.

"Sì, perché fa una cosa pericolosa: sintetizza. Non ti dà dieci link: ti dà una frase. Prende pezzi sparsi e te li restituisce come se fossero una sentenza unica. E quando la risposta sembra pulita, la gente non si fa più domande".

Ma l'AI, al momento, è più una risorsa o un pericolo?

"È una risorsa se la usi per verificare, confrontare, controllare. È un pericolo se la usi per delegare il giudizio. Il rischio è proprio smettere di leggere e accontentarsi della risposta. Se la fonte è sporca, la risposta sarà pulita solo in apparenza".

Come può l'informazione tradizionale ritrovare la propria credibilità?

"Con tre cose semplici e difficili: aggiornare, correggere bene, rendere visibile la correzione. La credibilità non si proclama: si dimostra nel tempo. Un giornale serio non è quello che non sbaglia mai. È quello che, quando sbaglia, lo dice e mette il lettore in condizione di capire cosa è cambiato".

La lotta alle fake news per lei è anche una lotta personale che parte da lontano.

"Sì, perché ho visto troppe persone finire dentro una narrazione sbagliata e non uscirne più. Mezze verità, contesti mancanti, etichette appiccicate a un nome. E quando la narrazione si fissa online, poi ti segue nella vita reale".

Tra fake e problemi vari, basta poco anche per finire nel tritacarne...

"Basta poco, perché oggi vince la velocità. Un titolo ben scritto, una parola tossica accanto al tuo nome, e la macchina parte. E quando parte, le smentite non fanno rumore. L'accusa è spettacolo; la rettifica è burocrazia. E nella testa delle persone resta il primo colpo".

Quali sono i suoi 3 consigli per orientarsi tra il real e il fake?

"Primo: se una notizia ti fa scattare subito, fermati. La pancia è il canale preferito della manipolazione.

Secondo: guarda fonte e data. Molte verità sono solo riciclo. Terzo: cerca un riscontro vero. Non un altro post: una fonte primaria, o almeno due fonti indipendenti. Non devi diventare un investigatore. Devi solo evitare di fare da megafono".

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