L'impiegato licenziato dall'Inps per gli errori fatti dai suoi capi

Preparava le pratiche che i superiori hanno firmato ma la colpa l'hanno data a lui. Ora chiedono 4 milioni

L'impiegato licenziato dall'Inps per gli errori fatti dai suoi capi

Sembra una storia scritta da Kafka, smarrita nei labirinti della burocrazia, prigioniera della giustizia strabica. Invece è una storia di oggi che si consuma tra paradossi e muri di gomma. Una storia che nasce, ma non muore, all'Inps, madre di tutte le pensioni.

M.G. ha due figli e da aprile dell'anno scorso non ha più lo stipendio: vive praticamente con i suoi risparmi. Lavora come impiegato, o per meglio dire lavorava, all'Inps dal 2003, di Roma Monteverde e dal 2010 alle pratiche di riscatto. L'ufficio dove si saldano i torti, dove si riparano le ingiustizie. Ma l'Inps lo ha messo alla porta dall'oggi al domani. Secondo l'ente ha lavorato in maniera irregolare 44 pratiche. Pratiche legate ai vitalizi. Non i vituperati vitalizi parlamentari, ma quelli che vanno a riparare i contributi mai versati al dipendente dal datore di lavoro. Spiegano che il licenziamento in tronco, provvedimento quanto mai raro per gli enti pubblici, è motivato dall'«aver raccolto numerose domande di riscatto a seguito di un'istruttoria gravemente carente». Cioè domande che non avevano i requisiti.

Ma il problema è un altro: non sarebbe lui quello che decide a chi spettano e a chi no. M.G. cura l'istruttoria, costruisce il fascicolo e poi gira tutto al responsabile, o al direttore di sede, che controlla, verifica, valuta e sottoscrive. Se non firma non se ne fa niente. E l'Ente questo nemmeno lo nega.

L'Ispettorato centrale dell'Inps infatti in due relazioni ha certificato che i Responsabili di ufficio, cioè i superiori di M.G., sono otto. Se ha sbagliato lui peggio hanno fatto loro che hanno autorizzato quello che Gennari non poteva autorizzare. Risultato: tutti assolti meno uno: M.G. Non solo. Gli contestano anche pratiche che lui non ha mai istruito dal 2005 al 2010,

Ci sarebbe da chiedersi: se hanno sbagliato quelli prima di M.G. e i Responsabili hanno firmato lo stesso com'è che solo M.G. ha perso il posto? Una circolare del maggio dell'anno scorso ammette: abbiamo fatto un controllo a tappeto e in tutte le sedi e non va per niente bene. La decisione del diritto del riscatto, ribadisce la circolare, spetta al sempre e solo al Responsabile non all'operatore. Quindi? Quindi niente. Tutti al loro posto meno uno.

Ovvio che M.G. si rivolga alla giustizia. Gli spiegano che ha torto perché, si, è vero che i responsabili firmavano a casaccio senza guardare ma questo perché si fidavano di lui. Nessun concorso di colpa quindi, nessuna fuga dalle proprie responsabilità.

Ma non finisce qui. Perché le pratiche hanno provocato un danno quantificato in quasi 4 milioni. E chi li deve pagare? M.G., ovvio. Che non solo, ovviamente, questi soldi non li ha. Li avrebbero invece i suoi superiori, tutti assicurati. Ma almeno l'Inps ha provato a recuperare i soldi che mancano? No. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. M.G. ha scritto a tutti. Dieci lettere al presidente dell'Inps, al Capo dello Stato, a quelli di Camera e Senato, a deputati e i senatori. L'unico che gli ha risposto è stato Conte, ma solo per rispondergli che «non è di mia competenza». Dopo aver ripreso il presidente dell'Inps per spiegargli che sbagli nella gestione dell'ente non saranno tollerati. Come finisce questa storia? Non finisce. La battaglia giudiziaria di M.G. continua.

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