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Linea dura di Draghi contro la Campania: pronti a impugnare

Telefonata Figliuolo-De Luca: nessuna eccezione. Check sulle riaperture, ma si va verso il 3 maggio

Linea dura di Draghi contro la Campania: pronti a impugnare

La consapevolezza che il tempo stringe e che la miccia dell'insoddisfazione rischia di non spegnersi facilmente, a Palazzo Chigi ce l'hanno ben chiara. Non è un caso che già da qualche settimana Mario Draghi cerchi di mandare all'esterno un messaggio il più possibile rassicurante sul fronte delle aperture. Non c'è una data, ma solo perché è evidente che le scelte dipenderanno dalla curva epidemiologica, dai posti occupati in terapia intensiva e dall'andamento della campagna vaccinale sugli over 75. Ed è soprattutto quest'ultimo, secondo il premier, il punto chiave. Non a caso - nell'incontro di ieri pomeriggio con il Commissario per l'emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, e il Coordinatore del Cts, Franco Locatelli - Draghi non ha avuto dubbi sulla linea da tenere nel caso davvero la Campania confermi la fuga in avanti annunciata dal suo presidente. Vincenzo De Luca, infatti, ha fatto sapere di essere pronto a vaccinare le categorie economiche prima dei 60-70enni. Una linea che a Palazzo Chigi non condividono affatto, convinti che l'unica strada sia quella del criterio per età. «Senza deroghe e in maniera uniforme sul territorio nazionale», ripete nella riunione Draghi. Concetto che il generale Figliuolo riferisce direttamente a De Luca nel corso di una telefonata non propriamente amichevole.

Il presidente del Consiglio spera che la questione si risolva nelle prossime ore e, soprattutto, senza scontri istituzionali. Ma, così non fosse, è «pronto a fare quel che serve», compreso impugnare gli eventuali atti amministrativi con cui De Luca tenti di «deviare» dal piano vaccinale così come impostato dal governo. D'altra parte, un forte messaggio in questa direzione lo aveva mandato già lo scorso 24 marzo, quando era stata messa sul tavolo l'ipotesi commissariamento per le Regioni che avevano scientificamente scelto di «trascurare» gli anziani. E già allora, tra le Regioni attenzionate c'era proprio la Campania di De Luca.

Sul fronte aperture, invece, l'idea del premier resta quella di tentare una sorta di tagliando nella settimana tra il 19 e il 25 aprile, nella speranza - molto labile - che sia già possibile un allentamento di alcune delle misure restrittive. Un primo segnale, anche nei confronti di tutte quelle categorie che in questi ultimi dieci giorni manifestano un disagio che al netto delle inaccettabili derive violente è comunque sentito in un pezzo importante di Paese.

Sul punto, però, la maggioranza continua a muoversi secondo il solito equilibrio. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, insiste sulla linea rigorista perché «il calo nella curva dei contagi non è per niente significativo». E in privato dice chiaramente di non ritenere possibile un allentamento delle misure almeno fino a lunedì 3 maggio, scavallato il week end con annessa Festa dei lavoratori, certamente un passaggio critico in quanto ad assembramenti. D'altra parte, la prudenza con cui si muove Speranza è la stessa del Cts, che continua a prendere tempo anche di fronte al pressing dell'Uefa che chiede garanzie sulla presenza di almeno il 25% di pubblico (20mila spettatori) per confermare le quattro partite degli Europei di calcio ad oggi previste allo Stadio Olimpico di Roma (compresa la gara di apertura dell'11 giugno). Su una linea più possibilista è invece il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, convinta che maggio «sarà il mese delle riaperture». L'appuntamento, spiega Gelmini, è per il 20 aprile quando «ci sarà un punto in Consiglio dei ministri per valutare la possibilità, sulla base dei contagi e dell'andamento del piano vaccinale, di qualche segnale di apertura».

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