L'ira del centrodestra contro il governo: la tregua fiscale serve per tutto il 2020

Gelmini: "Le tasse? Una partita di giro: gli aiuti ritornano allo Stato"

L'ira del centrodestra contro il governo: la tregua fiscale serve per tutto il 2020

Luigi Di Maio, la settimana scorsa, aveva lasciato intravedere una possibile apertura verso il blocco dei pagamenti fiscali. Poi è intervenuto il ministro Roberto Gualtieri (nel tondo) ad abortire ogni possibile soluzione alternativa: «Nessun emendamento in merito alla dilazione degli obblighi fiscali nel Dl Rilancio». Che tradotto significa: niente blocco dei pagamenti. Ecco perché le opposizioni non tornano indietro ed esortano i commercialisti e le partite Iva a partecipare a una sorta di «sciopero fiscale». E allo stesso tempo invitano il governo a tornare sui suoi passi prima che sia troppo tardi. La capogruppo azzurra al Senato, Anna Maria Bernini cita i dati pubblicati da Confcommercio e ne rilancia l'allarme. «Di fronte a una crisi di fatturato e di liquidità senza precedenti per milioni di imprese - spiega la senatrice di Forza Italia -, prorogare le scadenze fiscali sarebbe un atto dovuto da parte di qualsiasi governo che avesse a cuore la coesione sociale e il futuro del Paese». Una preoccupazione e una visione del futuro che accomuna gran parte degli esponenti del centrodestra: da Matteo Salvini («pronti a sostenere con i nostri legali la protesta fiscale di partite Iva, lavoratori autonomi e commercialisti: è una follia costringere milioni di cittadini a pagare le tasse minacciando multe e sanzioni») a Giorgia Meloni («I commercialisti hanno ragione da vendere! Il no del Governo al rinvio della scadenza fiscale è una batosta per milioni di lavoratori e Partite Iva che stanno affrontando la crisi economica più difficile dal Dopoguerra»). Insomma 141 scadenze fiscali in poco più di dieci giorni potrebbero rappresentare un problema per la ripresa economica. «La soluzione c'è - assicura Giorgio Mulè, portavoce dei parlamentari azzurri -. Può essere applicata una rateizzazione per i saldi relativi ai redditi 2019 guadagnati pre-Covid e dal prossimo anno, come in tutti i Paesi civili, un pagamento a consuntivo dell'anno precedente che tenga conto del periodo dell'emergenza. È una follia tutta italiana quella di chiedere le tasse in anticipo come acconto (sfido chiunque a considerare il 93% un acconto!), che diventa una mannaia per imprese e partite Iva che non hanno guadagnato un euro nel periodo di lockdown. Il governo ascolti il Paese reale invece di marciare come un caterpillar sugli italiani».

La stessa Bernini, poi, esorta l'esecutivo a dare un segnale di ascolto ai professionisti che minacciano lo sciopero, accogliendo la proposta di moratoria fiscale. «Altrimenti -spiega la senatrice azzurra - si alimenteranno anche cattivi pensieri sulla situazione delle casse dello Stato». La sua collega di partito Mariastella Gelmini, poi, nota il paradosso di uno governo che prima offre aiuti di Stato per superare l'emergenza e poi richiede i soldi indietro sotto forma di tasse. «È una partita di giro - tuona la capogruppo azzurra della Camera - con i soldi che per troppi italiani sono entrati dalla porta per uscire poco dopo dalla finestra. Un vero e proprio raggiro che rischia di soffocare sul nascere piccoli barlumi di ripresa. La ricetta di Forza Italia è nota: occorre rinviare tutte le scadenza fiscali al 2021»

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