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L'Iran sostiene Hamas, un messaggio a Biden

Teheran si schiera con i palestinesi. Accordo con gli Usa sul nucleare più lontano

L'Iran sostiene Hamas, un messaggio a Biden

Gerusalemme. La Pasqua ebraica, iniziata venerdì, è stata vista dai nemici di Israele come un segnale di battaglia di cui la Moschea di Al Aqsa è stata la nave ammiraglia. E adesso, anche la guerra di Putin sale su quel pontile: l'Iran ha pensato bene di scendere sul campo insieme ad Hamas e alle forze terroriste sul campo della guerra aperta a Israele, cercando di impugnarne la bandiera in questi giorni saldamente gestita dai palestinesi.

La scarica di attacchi terroristi che hanno fatto 14 morti e decine di feriti ebrei in pochi giorni, i 60 attacchi che lo Shabbach ha sventato in un mese, sono stati parte, oltre che della sete di sangue che accompagna il movimento jihadista, di un disegno propagandistico ben congegnato: il messaggio è che l'attacco incessante e prolungato ai cittadini nelle sue strade, nei caffè, nei negozi erode l'esistenza stessa dello Stato ebraico. Questo è il messaggio disegnato per aprire un grande fronte di guerra guidato da Hamas, la Jihad islamica, le Brigate di Al Aqsa, le forze del West Bank; sulla spianata era stata prevista e preparata una battaglia guidata da Hamas il cui feuilleton propagandistico sosteneva argomenti che avrebbero dovuto fare di questa forza il grande difensore della religione e della Moschea. «Gli ebrei salgono alla Spianata per occuparla per sempre» era lo slogan, ripreso anche da media occidentali. Lo scontro con le forze di polizia poi ha condotto Hamas a cercare un accordo con Israele in cui Hanyieh ha chiuso almeno il primo round di scontri. Ma dopo la sua dimostrazione di forza: chi è debole, in Medio Oriente, è destinato a morire. E questo lo sa anche Israele, però.

Ed ecco l'Iran, che si affaccia dallo scenario di Vienna, Europa assediata dalla guerra di Putin, mentre non si riesce a concludere l'accordo sul nucleare e l'Ue viene richiesta dagli Usa di stringersi con Biden contro la Russia: durante gli scontri di venerdì si sono fatti vivi anche gli ayatollah iraniani e le guardie della rivoluzione, per minacciare e lanciare il loro messaggio. Il ministro degli esteri iraniano Hossein Amirabdollahian ha telefonato al capo di Hamas Ismail Haniyeh e ha parlato di «attacco» degli israeliani contro i palestinesi. Poi si è lanciato in previsioni e speranze: «Il regime sionista è talmente indebolito e disperato da non poter resistere alla rivolta e alla resistenza palestinese» e ha allargato la sua dichiarazione di guerra ai Paesi del Patto di Abramo perché l'attacco secondo lui «è conseguenza della normalizzazione delle relazioni tra un piccolo numero dei Paesi Arabi e il falso regime sionista». Il ministro prevede presto la formazione di uno stato palestinese che prenda il posto di quello sionista su tutto il territorio, con Al Quds, Gerusalemme, come capitale. Lo stesso tipo di aspirazione aveva espresso il comandante delle Forze Quds promettendo che «noi sosterremo chiunque combatterà quel regime criminale».

Questo atteggiamento altro non è che un riflesso dell'attuale crisi internazionale in corso: a lato dello scontro fra Russia e Ucraina e della presenza dominante dell'America sullo scacchiere, i colloqui di Vienna sul nucleare iraniano sono in stallo. La Russia impone all'Iran di chiarire agli Usa che la sua parte di sanzioni deve essere tenuta fuori dal gioco, così da potere proseguire nel rapporto di sempre fra Teheran e Mosca. Di conseguenza l'Iran, i cui rapporti con Putin sono essenziali, mette sulla bilancia con tutte le sue forze una clausola che gli Usa hanno cominciato a confutare politicamente in questi giorni, proprio a causa dell'impatto che i Russi hanno sui colloqui: la questione della Guardia della Rivoluzione, che l'Iran vuole fuori dalla lista terrorista, pena il suo ritiro dal progetto di accordo. Biden, al contrario di prima della guerra ucraina, ultimamente ha fatto sapere che di fatto è difficile compiere questo passo. È possibile quindi che l'accordo salti per questo, e Teheran manda tramite Hamas il suo messaggio.

È chiaro comunque che l'Iran, con tutta la sua aggressività verso l'Occidente, con l'accordo firmato diventerebbe un pericolo chiaro e presente. Questa presa di posizione a fianco del terrorismo peggiore conferma come i colloqui siano davvero in crisi, o almeno che l'Iran vuole di nuovo ruggire e minacciare a 360 gradi, senza remore: un altro portato del putinismo belligerante? Sembra proprio di sì.

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