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L'Iran sposta la Marina a Hormuz. E Mosca si offre come mediatore

I Pasdaran: "Attenti al vortice mortale". Il regime alza il tiro, ma non chiude alla trattativa: "Non pensavamo di risolvere in un incontro solo". Putin chiama Pezeshkian

L'Iran sposta la Marina a Hormuz. E Mosca si offre come mediatore
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Linea dura, anzi durissima, di Teheran di fronte al colosso americano, ma porte ancora aperte, almeno a parole, agli spiragli della diplomazia. La Repubblica islamica, in sintesi, non cede alle richieste "irragionevoli, eccessive e unilaterali" di Washington e torna a minacciare gli Stati Uniti. "Qualsiasi mossa errata intrappolerà il nemico nei vortici mortali di Hormuz", hanno tuonato i pasdaran dopo le minacce di blocco navale dello stretto da parte di Donald Trump. Per le Guardie della Rivoluzione islamica, l'avvicinamento di navi militari a Hormuz sarebbe una violazione del cessate il fuoco di due settimane e se gli Stati Uniti pensassero a un'invasione, forze speciali della Marina iraniana sarebbero già state dispiegate sulla costa meridionale, secondo i media di regime. Eppure l'Iran non esclude che un punto di caduta si possa ancora trovare, magari con l'aiuto di Vladimir Putin che, appena saputo del flop dei negoziati in Pakistan, si è offerto di oliare il processo con un intervento di mediazione.

"La grave perdita dei nostri illustri anziani, cari e connazionali ha reso la nostra risposta nel perseguire gli interessi e i diritti della nazione più ferma che mai", ha spiegato il ministero degli Esteri iraniano mentre il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, si dirigeva verso l'aeroporto militare di Islamabad per rientrare in patria dopo 21 ore di negoziati, conclusi senza un accordo con Teheran. A far saltare il tavolo, oltre che il braccio di ferro sul cruciale passaggio marittimo, sugli asset iraniani congelati e sui risarcimenti, sarebbe stato soprattutto il nodo del nucleare. Come a fine febbraio, quando gli Stati Uniti hanno deciso di attaccare l'Iran, Teheran ha detto No alla fine dell'arricchimento dell'uranio e alla rinuncia alle scorte quasi pronte per produrre armi nucleari. Il regime avrebbe anche respinto la richiesta di fermare il sostegno ai proxy della regione, a partire da Hezbollah.

Eppure, "la diplomazia non si ferma mai", ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, convinto che, "nessuno si aspettava di raggiungere un accordo in un solo incontro", che alle trattative "sono state aggiunte nuove questioni, come quella di Hormuz, ognuna delle quali presenta le proprie complessità". Permangono "divergenze di opinione su 2-3 questioni importanti", ma Teheran è fiduciosa "che i contatti tra l'Iran, il Pakistan e gli altri nostri amici nella regione continueranno".

È in questo contesto, una situazione che può nuovamente degenerare in guerra aperta con gli Stati Uniti, che si insinua la Russia, sempre più stretta a Teheran da una partnership militare e strategica capace di garantire a Mosca forniture chiave di droni per la guerra in Ucraina. Da marzo, l'Iran ha visto il proprio sostegno alla Russia ricambiato con versioni aggiornate degli Shahed-136, i Geran-2, che hanno invertito la rotta del flusso originario. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e si è detto disponibile a continuare "a favorire la ricerca di una soluzione politico-diplomatica al conflitto e a svolgere un ruolo di mediazione". Pezeshkian ha spiegato che "le ambizioni di politica di potenza degli Stati Uniti sono stati i maggiori ostacoli", ma si è detto convinto che "un accordo è certamente realizzabile", a condizione che "Washington aderisca al diritto internazionale".

La proposta russa arriva dopo che la Cnn ha riferito, tramite fonti di intelligence Usa, delle intenzioni della Cina di inviare nuovi sistemi di difesa all'Iran nelle prossime settimane. L'indiscrezione ha spinto Trump a minacciare dazi del 50% ai danni di Pechino.

Anche perché, dopo la proposta iraniana di riaprire lo Stretto a condizione che i diritti di transito siano pagati in yuan, la valuta cinese si sta già rafforzando strategicamente. E l'Iran, nonostante i danni subiti, si dice certo di poter tornare al 70-80% della sua precedente capacità produttiva entro uno o due mesi. Con Hormuz, Teheran ha ancora un'arma potentissima dalla sua.

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