La propaganda del regime iraniano in Italia è spesso passata sotto traccia, nonostante sia stata sempre presente e le cellule come i centri islamici romani e milanesi siano attive da anni. Ma con il conflitto tra Iran e Stati Uniti il regime ha avuto ancora più necessità di far sentire la propria presenza, sia attraverso i centri sciiti (alcuni finalizzati proprio alla conversione) sia tramite figure che online veicolassero il messaggio del regime. E in questo quadro rientrano le due perquisizioni effettuate dai Ros di Milano nell'indagine più ampia coordinata dal pm Alessandro Gobbis in cui un 35enne e un 46enne sono indagati perché "in esecuzione del medesimo disegno criminoso, si associavano allo scopo di commettere una serie indeterminata di atti di violenza con finalità di terrorismo", ricorrendo "sistematicamente a minacce e intimidazione ai danni di cittadini iraniani e italiani di origine iraniana ritenuti dissidenti rispetto alla politica interna e internazionale adottata dalla Repubblica Islam iraniana".
Uno degli scopi dei fan dei Pasdaran presenti in Italia è il tentativo di replicare anche da noi le repressioni agli oppositori del regime, in virtù del disinteresse della nazione ospitante, cercando di far capire, tramite minacce e intimidazioni, il peso della libertà di espressione e di pensiero, notoriamente non condiviso dal regime teocratico.
Il Giornale è riuscito a risalire al profilo di uno dei due indagati e, casualmente, quell'account è stato creato nell'ottobre del 2023, mese e anno del pogrom commesso per mano di Hamas in Israele. Ma, analizzando i contenuti, è lui stesso in una storia a scrivere che "sono orgoglioso di aver prestato servizio nell'esercito, anche se per un breve periodo, anche se forse non ho fatto nulla di speciale, perché è un'esperienza che è impressa nel mio Dna e che rimarrà per sempre". A quale parte dell'esercito fa riferimento? E, soprattutto, allude alla leva militare obbligatoria in Iran per un certo periodo? Comunque, che sia l'esercito regolare o le Ircg (Guardie islamiche rivoluzionarie), si tratta di una diretta emanazione dell'ayatollah, capo supremo di tutte le forze armate. E quest'uomo è un frequentatore del centro sciita milanese Imam Ali, la cui sede risulta essere di proprietà del Consolato iraniano a Milano (diretta propaggine del regime in Italia) e il cui predicatore è Ali Faeznia. Si tratta del centro in cui è stata a più riprese elogiata l'azione e il pensiero dell'ayatollah Khamenei. Ma il 35enne, Jalilian Farshid, ha anche condiviso link per le raccolte fondi (tramite la piattaforma GoFundMe o Paypal) per poterlo raggiungere: "Per contattarci e richiedere una consulenza dall'interno del paese inviate un messaggio tramite il modulo sottostante o al seguente link", scriveva in maggio. Mentre il 25 marzo condivideva un manifesto con il logo di Panetteria Occupata, noto centro sociale del capoluogo lombardo, con su scritto "Iran, Libano, Palestina. Al fianco dei popoli che combattono contro la guerra imperialista. Mobilitiamoci nei nostri territori, costruiamo la resistenza" aggiungendo che "il mondo sta vedendo la verità attraverso la cecità dei traditori".
Infatti il 29 marzo pubblicava una storia rivolta "alla cecità dei traditori. Tengo la testa alta e difendo con orgoglio la mia patria, la terra dei miei antenati, lunga vita all'Iran", mentre il primo Aprile, in un post dal titolo "Trincea lontano da casa", commentava: "Non siamo pochi, dobbiamo solo trovarci. Vi preghiamo di aiutarci" con hashtag come "esercito" o "Il mio Iran".
Questi fenomeni si stanno moltiplicando e sarebbe quindi necessario, così come fatto da altri paesi europei, adottare una normativa specifica che preveda sanzioni penali e strumenti "processuali" ad hoc per tutte le condotte che ricadono nel più ampio concetto di manipolazione delle informazioni e ingerenze straniere di cui la Transnational Repression costituisce una delle possibili declinazioni.GiuSor