L'Isis uccide nel giorno del voto. Ma in Irak è tornata la democrazia

Sei vittime ai posti di blocco. I risultati forse martedì

L'Isis uccide nel giorno del voto. Ma in Irak è tornata la democrazia

Una serie di attacchi dell'Isis ai posti di blocco delle milizie filogovernative nella città settentrionale di Kirkuk ha insanguinato la giornata elettorale di ieri in Irak. Sono morti così quattro miliziani e due poliziotti. Le elezioni legislative segnavano il ritorno alle normali procedure democratiche dopo la vittoria militare conseguita sull'autoproclamato Stato Islamico, ma come si è visto questa vittoria non può dirsi completa: i jihadisti sono riusciti a mantenere la promessa di colpire nonostante il regime di massima sicurezza imposto dal governo, che ha mobilitato addirittura 900mila poliziotti e militari.

I seggi hanno chiuso ieri sera e i risultati dovrebbero essere annunciati entro martedì, anche se le autorità di Bagdad non hanno fissato una agenda precisa.

L'affluenza è stata bassaanto che il premier Abadi ha deciso di togliere le restrizioni poste per motivi di sicurezza per favorire l'arrivo ai seggi degli elettori. Alcuni media locali hanno lamentato un'eccezionale lentezza nelle operazioni di voto per disguidi elettronici. Settemila i candidati, tra cui 2.011 donne, che si sono presentati per i 329 seggi nel Parlamento. Saranno poi i deputati eletti a scegliere chi sarà il nuovo primo ministro dell'Irak e il presidente del Parlamento. Sono circa 22,5 milioni gli iracheni, tra cui 3,1 milioni in Kurdistan, ad avere diritto al voto.

I risultati non dovrebbero modificare l'equilibrio delle forze tra le comunità, in un sistema calibrato in modo che nessuna formazione sia in posizione dominante, allo scopo di evitare il ritorno alla dittatura. Almeno cinque liste sciite sono in corsa, tra cui quella del premier, del predecessore Nouri al-Maliki e di Hadi al-Ameri, che raggruppa le Unità di mobilitazione popolare che sono state cruciali per cacciare l'Isis. Due le liste legate ad alti dignitari religiosi, Ammar al-Hakim e il populista Moqtada Sadr, che si è alleato con i comunisti. Infine la minoranza sunnita, che ha dominato il Paese sino alla caduta di Saddam Hussein 15 anni fa, dovrebbe restare marginalizzata.

Il voto si tiene in un clima di tensione regionale, essendo l'Irak sotto l'influenza di due Paesi nemici: l'Iran, che pesa attraverso i partiti sciiti che dominano la vita politica, e gli Stati Uniti, che hanno avuto un ruolo militare cruciale nella vittoria sull'Isis, proclamata a dicembre.

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