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L'islamista indagato ospite alla Camera con i 5S. Ma cacciano "il Giornale"

Hijazi, braccio destro di Hannoun, al convegno della Ascari. Alla nostra cronista impedito l'accesso in sala

L'islamista indagato ospite alla Camera con i 5S. Ma cacciano "il Giornale"
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Il cordone tra i filo Hamas e certi parlamentari non è mai stato tagliato. Sulaiman Hijazi, lo storico braccio destro di Mohammad Hannoun, oggi in carcere il regime di massima sicurezza a Terni con l'accusa di rappresentare la cupola di Hamas in Italia, non ha interrotto i suoi rapporti con il M5S, nonostante sia indagato per il reato 270 bis, che punisce chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.

Ieri pomeriggio, infatti, si era presentato con Raed Dahdouh, il referente di Al Jazeera a Gaza, in Via della Missione numero 4, dove si doveva tenere un convegno organizzato dalla pantastellata Stefania Ascari, che aveva invitato i GPI (giovani palestinesi italiani), gli stessi che lo scorso anno a Bologna hanno organizzato una piazza per inneggiare al 7 ottobre, giorno del massacro compiuto da parte di Hamas. Avremmo voluto chiedere loro se si discostavano o meno dai terroristi, in che rapporti fossero con Hannoun, ma anche chiedere conto a Dahdouh di chi fossero le persone di Gaza che nella sua precedente visita gli avevano sconsigliato di incontrare Hannoun in Italia in modo da non "bruciarsi", così come riportato in modo dettagliato e tramite intercettazioni nell'inchiesta "Domino" effettuata dalle nostre forze dell'ordine. La stessa inchiesta in cui si evidenziava come fosse proprio Hijazi l'uomo che organizzava gli incontri tra il volto di Al Jazeera e i politici dell'opposizione. Ma pensavamo che dopo tutto ciò che è emerso circa Hijazi e la rete di Hannoun (oltre a lui sono tre gli esponenti di spicco della sua rete in carcere e oltre 20 gli indagati) persino i 5 Stelle si sarebbero discostati da quel mondo. E invece non è così, perché avrebbero fatto entrare Hijazi anche questa volta, avendolo noi visto proprio al controllo documenti nella via sopracitata. Ma lì, dopo averci intercettato, ha interloquito in modo fugace con una donna e si è allontanato, ha cominciato a parlare al telefono, e ha percorso un'altra strada. Che sia poi entrato da un secondo ingresso? Non ci è dato sapere se fosse in sala, dato che non ci è stato permesso di entrare: "La sala è piena, ci dispiace", ci hanno detto dopo che abbiamo aspettato oltre mezz'ora fuori, in attesa che lo staff della Ascari desse l'ok all'ingresso.

La mail per l'accredito era stata mandata lunedì 4 alle ore 18:50. Ma "non l'abbiamo vista, ci dispiace", ha risposto qualcuno dallo staff impedendoci di prendere parte all'evento e invitandoci a seguirlo in streaming. Ma abbiamo fatto presente che avremmo voluto porre una serie di domande e che difficilmente un giornalista non si fa entrare. Mai paladini della libertà di stampa, per la seconda volta, non hanno fatto il minimo sforzo per rimediare alla "svista" di una mail.

Tutto ciò può ancora restare nel totale silenzio? Che rispetto c'è per le istituzioni? E parliamo della stessa Ascari che siede in commissione Antimafia e che pur essendo citata nelle carte insieme ad Alessandro Di Battista non ha avuto il coraggio di dire una sola parola. Il partito della trasparenza ha infatti scelto un lungo silenzio.

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