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L'istinto di sopravvivenza dei "centrini": allearsi a destra per poi trattare a sinistra

Da Renzi a Calenda, il defunto Terzo Polo e gli altri vogliono dimostrare che senza di loro Pd e M5s non vanno da nessuna parte. Ma così fanno soltanto crescere Fi

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La politica è un gioco di specchi. Vedi un'immagine riflessa che in realtà rappresenta il suo contrario: cioè che la mano destra è in realtà la sinistra, e viceversa. In Basilicata tutte le aree centriste - anche Renzi e Calenda - si sono schierate con il candidato del centro-destra. In realtà, però, l'obiettivo dell'operazione non guarda a quel versante ma a dimostrare a sinistra che senza una componente di «centro» il campo largo non va da nessuna parte, l'esatto contrario di chi teorizza che l'asse giallo-rosso potrebbe essere potenzialmente autosufficiente perché senza i partiti moderati i 5stelle prenderebbero più voti. Una tesi quest'ultima nata sull'onda del successo in Sardegna, rimuovendo il dato che pure in quel caso se il terzo polo centrista si fosse schierato con il centro-destra non ci sarebbe stata partita.

Ora nelle elezioni in Basilicata i «centristi» puntano a dissolvere quest'illusione ottica. E qualche effetto già si registra. «Quindici giorni fa - ammette un forzista presente nella stanza dei bottoni - eravamo dati per perdenti, oggi le previsioni si sono invertite». La prova più evidente è nella baldanza con cui si muove il governatore uscente, Vito Bardi, che era considerato debole pure dai suoi. Ieri conversando con un amico ha reclamato il diritto di presentare una lista con il suo nome, ipotesi sempre scartata dai vertici della coalizione. «Non vogliono - si è sfogato - ma lo farò lo stesso».

Non basta. Che l'idea dell'«autosufficienza» dell'asse pd-5stelle sia una mezza menata lo ammettono ora pure nei quartiere generale giallo-rosso. «Avremmo bisogno anche nel nostro schieramento - ammette l'ex-ministro grillino, Stefano Patuanelli, - di un partito di centro per essere competitivi con il centro-destra. Altrimenti facciamo solo la fortuna di Forza Italia». E il teorico del «campo largo», Francesco Boccia, non ha perso la speranza. «Aspettiamo il voto europeo - spiega - poi muterà il fixing. E i centrini se non stanno nel campo largo dove vanno?».

Insomma, proprio nel momento del divorzio in Basilicata tra centristi e asse giallo-rosso c'è chi scopre l'esigenza di riaprire il cantiere. Normale? No, ma la sinistra, in tutte le sue forme, per sua natura vive nello stato del magma e rifiuta la razionalità. Segue l'istinto, in primis quello di sopravvivenza. Per cui per riprendersi deve raschiare il fondo del barile. Quello che è avvenuto in Basilicata finirà nei manuali di politica alla voce «follia». Un discorso che non riguarda solo l'asse giallo-rosso ma anche i vari Renzi, Calenda, e, per altri aspetti, Giuseppe Conte. Sui primi due la diagnosi l'azzarda Pierferdinando Casini: «Sono dei pazzi. Stanno intronizzando Tajani che prenderà più voti dell'ultima Forza Italia guidata da Berlusconi».

Eh sì, perchè il discorso non può che partire dalla dissoluzione del Terzo Polo. Nell'ultimo sondaggio di Fabrizio Masia i tre «centri» che competono con Forza Italia vengono accreditati del 3,5% Italia Viva, del 3,2 Azione, del 3,1 PiùEuropa. Insieme, sfiorerebbero il 10% e avrebbero una grande capacità di attrazione, divisi finiscono per essere sballottati da un versante all'altro. Renzi e piùEuropa per le elezioni europee probabilmente raggiungeranno un'intesa. Calenda, invece, persegue il sogno della cavalcata solitaria. «Il tema centrale - è il suo punto di vista - è l'Ucraina. Tra un anno, visto chi è Putin, pure l'Estonia. Motivo per cui io non potrò mai andare in uno schieramento dove c'è Salvini, né potrò mai allearmi con i 5stelle».

L'altro discorso riguarda Conte e il suo «pragmatismo». Il personaggio è ben diverso da Casaleggio e Grillo, per lui la politica è «governare». Per cui non è detto che passate le europee non sia lui ad aprire il confronto con i centristi. «È meno sprovveduto - confida il piddino Amendola - di quanto si pensi». Per ora, però, sono il centro-destra e Forza italia a festeggiare.

«Sono dei fessi» è il giudizio tranchant di Tajani sui vari Renzi e Calenda. Mentre Giorgio Mulè cita un'espressione latina per descrivere con ironia l'egemonia del centro-destra sui «centrini» in Basilicata: «Cuius regio, eius religio». Di chi è il regno, di lui sia la religione.

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